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c/o studio Cima
80128 - Napoli

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Martedì, 26 Aprile 2016 15:17

La Chiesa dei Santi Apostoli si trova nell’omonimo largo, lungo Via Anticaglia, il Decumano Superiore di Napoli. E’ situata nel cuore della città antica, molto vicina al Duomo ed alla chiesa dei Girolamini da una parte, e dal Museo Archeologico Nazionale dall’altra. La sua costruzione iniziò nel V secolo su un preesistente tempio romano ma fu soltanto dall’inizio del Seicento in poi che l’edificio iniziò ad assumere le attuali sembianze. Essa è da sempre la casa dei Teatini napoletani, l’istituto religioso maschile di diritto pontificio.

I lavori della prima metà del XVII secolo modificarono l’impianto strutturale dell’edificio: in particolare fu accorciato il coro a favore di un numero maggiore di cappelle. Negli stessi anni fu eretto il campanile e fu costruita la cappella Filomarino che custodisce il maestoso e straordinario altare di Francesco Borromini.

L’interno è nel suo complesso lussuoso e ricco, e si pone in netto contrasto con la facciata esterna, molto semplice e priva di decorazioni. La controfacciata, i lati dei finestroni, la volta della navata, il transetto, l'abside e i pennacchi della cupola presentano il meraviglioso ciclo di affreschi realizzati dal pittore parmense Giovanni Lanfranco fra il 1638 e il 1646. Pochi decenni dopo si aggiunsero gli affreschi di Francesco Solimena, Dionisio Lazzari, i dipinti di Nicola Malinconico, Domenico Fiasella, Paolo De Matteis, Francesco De Mura. Si può dire che le cappelle racchiudono una vera e propria pinacoteca del XVII e XVIII secolo.

Tra le altre opere presenti nella chiesa dei Santi Apostoli spiccano la tomba del giurista Vincenzo Ippolito realizzata da Giuseppe Sammartino – l’autore del sontuoso Cristo Velato nella Cappella Sansevero - e una preziosa tela d'altare di Agostino Beltrano. Nel presbiterio vi sono tele di Luca Giordano. Bellissime sono anche la sacrestia, uno dei massimi esempi di barocco a Napoli, e la cripta, di grandezza pari alla chiesa medesima, affrescata da Belisario Corenzio e in cui è seppellito il poeta Giambattista Marino.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:16

Unico monastero dell’ordine benedettino a Napoli, il complesso monumentale dei Santi Severino e Sossio si articola in quattro chiostri e due chiese: una dedicata ai due santi e l’altra rappresentata dalla chiesa inferiore, purtroppo non visitabile. Il nome dell’edificio religioso è legato alla presenza delle reliquie dei due santi: le spoglie del benedettino San Severino furono portate nella piccola chiesa – che precede la costruzione dell’attuale – nel 902, mentre quelle di San Sossio, ritrovate tra i ruderi del Castello di Miseno, non lontano da Pozzuoli, vennero condotte qui due anni dopo.

I lavori di ampliamento dell’edificio religioso risalgono alla fine del Quattrocento e durarono per diversi decenni. Tra il 1560 e il 1570 fu eseguito un coro ligneo che in breve divenne un modello per gli intagliatori di legno dell’epoca. Da vedere sono anche gli affreschi della volta della navata e del transetto realizzati dall’artista tardomanierista Belisario Corenzio, e il disegno per l’altare maggiore completato in puro stile barocco opera di Cosimo Fanzago, entrambi artisti protagonisti di numerose opere a Napoli.

La chiesa dei Santi Severino e Sossio subì, come altri edifici religiosi napoletani, una serie di ristrutturazioni e modifiche a seguito dei terremoti che colpirono la città tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento: ad esse lavorarono in particolare Giovan Battista Nauclerio, uno dei maggiori architetti dell’epoca, e Francesco De Mura, il pittore che portò a Napoli il nuovo gusto Rococò.

Oggi la chiesa si mostra a croce latina ad unica navata, con profonda abside rettangolare, sette cappelle per lato ed un bellissimo pavimento marmoreo del ‘500. Ben quattro cappelle furono realizzate da pittori ed artisti fortemente legati ai cantieri benedettini come il senese Marco Pino. Tramite la settima cappella a destra è possibile accedere al chiostro grande del complesso e, successivamente, alla rinascimentale chiesa inferiore dove si trovano numerose tombe che risalgono al Cinquecento. L’antisacrestia presenta la bellissima cappella Medici di Ottaviano opera di Fabrizio di Guido.

I chiostri costituiscono tra gli esempi più rilevanti in città. Accessibili dopo la chiesa inferiore, sono nell’ordine tre: il primo detto “di marmo” o “grande” caratterizzato da un giardino con quattro aiuole e pavimento in cotto; il secondo, “del platano”, presenta diciotto affreschi rinascimentali di scuola umbro-marchigiana; il terzo detto del Noviziato (o Piccolo) risale al Quattrocento. Il complesso religioso dei Santi Severino e Sossio si trova in Via Bartolomeo Capasso, 22, non distante da Corso Umberto I, Piazza Nicola Amore e dalla zona universitaria, nel centro storico di Napoli.

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