iten

Affitti Turistici

Rentabed

Rentabed

Via Marino e Cotronei, 10
c/o studio Cima
80128 - Napoli

L'ufficio è aperto da Lunedi a Venerdì Orario: 9.00-18.00. Sabato e domenica è possibile contattarci via mail.

Tel. +39 392 3174864
Tel. +39 320 1107764

Martedì, 26 Aprile 2016 15:30

Il palazzo Arcivescovile è situato in largo Donnaregina 22, affacciato sulla piazza dove si trova il Duomo di Napoli. Eretto per la prima volta tra il 1389 e il 1410, per volontà del cardinale ed arcivescovo della città Enrico Capece Minutolo – lo stemma della sua famiglia campeggia ancora oggi sul portone principale -, l’edificio sorge sulle rovine di una basilica paleocristiana. L’aspetto attuale è frutto del genio del cardinale Ascanio Filomarino il quale, nel periodo che va dal 1643 e il 1650, decise di intervenire sull’edificio modificandolo dal punto di vista strutturale.

Le variazioni, affidate all'architetto bolognese Frà Bonaventura Presti, riguardarono l’ampliamento longitudinale generale dell’edificio, l’abbattimento di alcune case poste troppe vicine al Palazzo Arcivescovile e la costruzione di tre nuovi portali in piperno. Ognuno di questi mostra un epigrafe in ricordo dei lavori voluti dal cardinale mentre quello centrale è sormontato dalla statua di San Gennaro, santo patrono di Napoli, realizzata da Giulio Mencaglia. Il portale di sinistra è collegato con la zona settentrionale del Duomo.

L’interno è decisamente suggestivo. Sulla parte destra sono visibili resti architettonici risalenti all’epoca paleocristiana, tra cui delle colonne che sorreggono degli archi appartenuti probabilmente alla precedente basilica di San Lorenzo ad Fontes. Inoltre spiccano un calendario marmoreo del IX secolo e una serie di rilievi del XII secolo. Meritano particolare attenzione gli affreschi realizzati da Giovanni Lanfranco nel corso del XVII secolo: questi era uno degli artisti preferiti dal Filomarino ed abbellì il Palazzo Arcivescovile con tele e dipinti raffiguranti soprattutto paesaggi.

Il Palazzo Arcivescovile di Napoli è facilmente raggiungibile. Le fermate metro più vicine sono Museo (linea 1) e Piazza Cavour (linea 2) mentre dalla stazione centrale è sufficiente prendere uno dei tanti bus che va in direzione di Piazza Vittoria e scendere in Piazza Nicola Amore. A piedi dal centro storico basta superare Piazza del Gesù Nuovo e Piazza San Domenico Maggiore e proseguire lungo Via San Biagio dei Librai o Via dei Tribunali; entrambe sbucano su Via Duomo, nei pressi del Palazzo Arcivescovile.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:30

Palazzo Calabritto si trova in una delle zone più eleganti di Napoli: posto al confine tra i quartieri Chiaia e San Ferdinando, nella strada che porta lo stesso nome dell’edificio, è adiacente a Piazza dei Martiri. Il Palazzo presenta due ingressi: uno da Via Calabritto, 20 e l’altro da Piazza dei Martiri, 30. Prima di essere acquistato dal duca di Calabritto, l’edificio era in possesso di una confraternita di monaci. Nella prima metà del Settecento la bellezza del Palazzo divenne oggetto del desiderio di re Carlo III di Borbone che lo acquistò ma non ne completò i lavori. Questi furono ultimati da Francesco duca di Calabritto che, riacquistato l’edificio familiare dai reali, lo fece ristrutturare da Luigi Vanvitelli, uno dei più importanti architetti del tempo, autore della magnifica Reggia di Caserta.

Gli interventi del Vanvitelli si concentrano in particolare sui portali di ingresso e sulla facciata che venne completamente rifatta. Il portale a cui si accede dalla piazza venne fiancheggiato da due colonne e altrettanti pilastri, una struttura che sorregge il piano nobile. Furono risistemate anche le sovrastanti finestre, mentre il basamento presentava gli ingressi delle botteghe. La particolarità del portale su via Calabritto è invece rappresentata dalle colonne che terminano con teste femminili decorate con ghirlande. Anche la parte interna fu interessata dai lavori del Vanvitelli: egli costruì il cortile con doppio atrio e la scalinate che conducono ad un terrazzamento con vista sul magnifico golfo di Napoli.

Il Palazzo non è stato abitato soltanto dai duchi di Calabritto. Esso vide la presenza di personaggi di grande importanza per la storia, la politica e l’economia napoletana come Gioacchino Murat, i patrioti e militari Florestano e Guglielmo Pepe, oltre ai giuristi Bruno Gaeta e Alberto Marghieri (in onore di quest’ultimo è presente un’epigrafe posta sulla facciata dalla parte della piazza). Inoltre il primo piano dell’edificio fu per alcuni anni ceduto alla Chiesa Anglicana che lo utilizzò per le proprie funzioni religiose. Per arrivare a Palazzo Caracciolo basta raggiungere Piazza Vittoria. Quest’ultima è ben collegata al centro di Napoli con bus e con il tram mentre dalla parte occidentale della città vi sono numerosi autobus che vi sostano. Da Piazza Vittoria bisogna percorrere l’elegante Via Calabritto, strada di griffe e boutique d’altra moda che sbuca in Piazza dei Martiri.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:29

Palazzo Caracciolo di Avellino è un edificio monumentale situato in Largo Proprio d’Avellino, a due passi dal Duomo di Napoli e da Largo Donnaregina. Pregevole esempio di architettura rinascimentale e barocca a Napoli, fu eretto nella seconda metà del XIV secolo. Da sempre fu sede di importanti incontri durante i quali si riunivano medici, letterati, teologi e avvocati. L’edificio fu quindi uno dei punti di riferimento culturali in città. Passò nella mani dei Caracciolo, principi di Avellino, alla fine del Seicento dopo che, con il matrimonio tra Lucrezia de Rossi e Giovabattista Caracciolo, l’edificio fu in comproprietà tra le due potenti famiglie.

Il primo restauro di Palazzo Caracciolo fu in realtà a carico della famiglia de Rossi alla quale fu richiesto, nel 1522, di abbattere un cavalcavia pedonale. In cambio le autorità abbassarono il livello stradale di vicolo San Petrillo e concessero ai de Rossi la possibilità di creare degli alloggi per studenti, così da poter intraprendere questa attività economica. Altri interventi strutturali vennero realizzati tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, dopo che fu risolta una disputa sulla proprietà tra i Caracciolo e Torquato Tasso. Il poeta, scrittore e drammaturgo, figlio di un appartenente alla famiglia de Rossi, aveva avanzato pretese sull’edificio che tuttavia fu definitivamente acquistato dai principi di Avellino nel 1596.

Nello stesso anno iniziarono i lavori di ammodernamento del Palazzo che si conclusero nel 1616. Al termine, l’edificio mutò la propria struttura in maniera sostanziale. Palazzo Caracciolo fu al centro di importanti avvenimenti storici della città di Napoli: fu infatti teatro di scontri durante i tumulti popolari conseguenti alla rivolta guidata da Masaniello.

Il modo più semplice per raggiungere Palazzo Caracciolo di Avellino è servirsi della metropolitana – linea 1 Museo o linea 2 Cavour. In alternativa vi sono numerosi bus che dal centro e da Piazza Vittoria percorrono Corso Umberto I e sostano in Piazza Nicola Amore. Da qui bisogna risalire lungo Via Duomo, superare la Cattedrale di Napoli e svoltare sulla propria sinistra imboccando strada dell’Anticaglia. A piedi dal centro storico basta percorrere via dei Tribunali e girare a sinistra per vico Gerolomini o vico Giganti.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:29

Il palazzo Caravita di Sirignano si trova in via Rione Sirignano 4, ad angolo con la Riviera di Chiaia, a due passi dalla bellissima Villa Pignatelli. Fu il primo edificio ad essere eretto lungo la splendida ed elegante strada di Napoli che costeggia la Villa Comunale e si affaccia a mare. L’edificio venne infatti costruito nella prima metà del XVI secolo per volere del marchese della Valle don Ferdinando Alarçon, un generale spagnolo al servizio di Carlo V. Completato nei decenni successivi, il palazzo cambiò molte proprietà: nel 1675 fu residenza del vicerè d’Astorga prima di passare alla famiglia Mendoza e poi al principe Caracciolo di Torella.

Agli inizi dell’Ottocento fu ristrutturato prima da Antonio Annito e successivamente da Fausto Niccolini. In questo periodo l’edificio era abitato dal Principe Leopoldo delle Due Sicilie, Conte di Siracusa, che ne fece uno dei centri culturali più vivi di Napoli: polo d’attrazione per la nobiltà partenopea, fu fulcro della diffusione di idee liberali in città. Gli ultimi due passaggi di mano furono quelli del barone Compagna dei Principi di Marsiconovo ed infine di Giuseppe Caravita, principe di Sirignano che acquistò il palazzo che ancora oggi porta il nome della sua famiglia nel 1884.

Il principe affidò i nuovi lavori di ammodernamento all’architetto Ettore Vitali. Questi aggiunse una seconda torre a quella già esistente, e modificò l’originaria struttura lottizzando il grande parco verde antistante l’ingresso all’edificio. Quest’area, grande ben 14mila mq era stata per decenni utilizzata per rilassanti passeggiati e interpretazioni artistiche e teatrali dai nobili abitanti. Le variazioni apportate impreziosirono il palazzo già molto suggestivo grazie in particolare alle decorazioni floreali presenti nelle lunette che sovrastano finestre e balconi. Negli ultimi decenni è stato sede della compagnia di navigazione Tirrenia che vi ospitava un'originale collezione d'arte dedicata al tema del mare in cui spiccavano opere di Mario Sironi ed Emilio Greco.

L’edificio è facilmente raggiungibile grazie ai tantissimi mezzi pubblici, in particolare gli autobus, che transitano lungo la Riviera di Chiaia, provenienti sia dal centro che dalla zona ovest di Napoli. Le fermate della metropolitana più vicine sono Mergellina e Piazza Amedeo (linea 2).

Martedì, 26 Aprile 2016 15:28

Situato lungo la Riviera di Chiaia, una delle strade più belle di Napoli, Palazzo Cellamare è un antico e prezioso edificio nobiliare della città partenopea. Posto non lontano da Villa Pignatelli e da Palazzo Caravita di Sirignano, Palazzo Cellamare fu eretto all’inizio del Cinquecento e restaurato, pochi anni dopo, secondo i canoni stilistici dell’epoca. L’edificio è di grande importanza storica per la città di Napoli poiché venne prima assalito dal popolo durante la rivolta di Masaniello (1647) e poi, nel 1656, divenne lazzaretto durante l'epidemia di peste che colpì duramente Napoli. Dunque la storia del palazzo e della città si intrecciano inevitabilmente.

Fu nel 1722 che l’edificio entrò in possesso dei principi di Cellamare: venne infatti acquistato da Antonio Giudice. Come primo atto il principe affidò al famoso architetto Ferdinando Fuga la sua ristrutturazione ed ampliamento che si concretizzarono nel nuovo portale d’ingresso, costruito nel tipico stile barocco napoletano, e nella cappella del Carmelo posta al pianterreno. Ma Fuga non fu l’unico ad intervenire in maniera strutturale sul palazzo: prima di lui - tra il 1668 ed il 1670 - l'architetto Francesco Antonio Picchiatti effettuò alcuni lavori interni, mentre Giovan Battista Manni creò il suggestivo scalone monumentale. Quest’ultimo si raggiunge attraverso un portale a linee spezzate opera di Ferdinando Sanfelice, mentre molto vivaci sono le decorazioni dei saloni interni realizzate da pittori locali.

Da riferire sono diverse illustri personalità che abitarono nel palazzo. Si tratta di Giacomo Casanova che cita l’edificio all’interno di una sua opera, Goethe che vi soggiornò durante uno dei suoi viaggi nell’amata Italia, Torquato Tasso e Michelangelo Merisi il Caravaggio, anche lui molto legato a Napoli ed alla Campania. Sia Goethe che Casanova frequentarono il palazzo grazie alla presenza di Michele Imperiali, principe di Francavilla, ed affittuario dello stabile per alcuni anni. Fu proprio grazie ad Imperiali che il palazzo visse un periodo di splendore sia culturale che paesaggistico, poiché egli fu l’ideatore di una ristrutturazione dell’ampio giardino che si trova alle spalle dell’ingresso principale.

Palazzo Cellamare è facilmente raggiungibile: vi sono molti bus che passano per la Riviera di Chiaia, mentre chi preferisce la metropolitana, può utilizzare la linea 2 e scendere a Mergellina o Piazza Amedeo. Da entrambe dovrà percorrere alcuni minuti a piedi.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:28

Palazzo Fabrizio Colonna si trova in via Mezzocannone 8, la strada del centro storico in cui vi sono molte istituzioni universitarie cittadine. La via è ancora oggi un’arteria molto importante poiché collega il Corso Umberto I con la bellissima Piazza San Domenico Maggiore. L’edificio fu eretto agli inizi nel XV secolo: fu Artusio Pappacoda, consigliere e siniscalco di re Ladislao, a volerne la costruzione per la sua famiglia. Come per molti altri palazzi monumentali di Napoli, anche il Colonna cambiò molte volte proprietà: dai Pappacoda passò al conte Orso de Orsinis di Nola, poi a Giulio Orsini, finchè nel 1496, fu di nuovo un Pappacoda a rientrane in possesso, l’erede Troiano.

I Colonna entrarono in gioco quando gli Aragonesi tornarono sul regno di Napoli. I reali affidarono l’edificio a Fabrizio Colonna, per poi essere ereditato dai suoi figli e nipoti che tuttavia lo snobbarono. Ancora passaggi di proprietà e illustri personalità caratterizzarono la vita del palazzo fino al XIX secolo quando fu nella disponibilità della famiglia Mirra e dei discendenti della famiglia Piscopo. Proprio in questo periodo si decise una completa ristrutturazione dell’edificio che comportò l’abbattimento di buona parte di esso.

In origine infatti il palazzo era costituito da un piano terra porticato con decorazioni in piperno e da un primo piano terminante in una cornice rinascimentale. Gli interventi strutturali comportarono una modifica dello stesso che si tradusse nell’innalzamento dell’edificio fino a costituire due piani, nella trasformazione delle finestre in balconi e nella chiusura del portico sottostante, area destinata ad abitazioni e officine per i lavoratori della seta. Della struttura originaria resta l’antico portale su cui ancora oggi si possono notare le incisioni degli stemmi della famiglia Colonna. Oggi il palazzo presenta due corpi di fabbrica: uno più piccolo nel cortile interno ed un altro, molto più vasto, che si affaccia su via Mezzocannone.

La strada è facilmente raggiungibile dal centro di Napoli. Basta prendere un qualsiasi autobus che transita per il Corso Umberto I e scendere all’incrocio con via Mezzocannone. Le fermate di metropolitana più vicine sono quelle di Montesanto (linea 1 e ferrovia Cumana) e Museo (linea 1) ma da qui è necessaria una passeggiata di circa 15 minuti per arrivare al palazzo.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:27

La chiesa di San Giovanni a Carbonara si trova in Via Carbonara non lontano dalla stazione centrale e dal Duomo. Eretta nel 1343 in stile gotico, in realtà numerose modifiche e rimaneggiamenti successivi ne fanno uno dei massimi esempi di architettura rinascimentale a Napoli. La chiesa è di fatto frutto di una sovrapposizione di più strutture: l’attuale edificio sorge infatti sulle rovine della trecentesca cappella di Santa Monica, sulla cinquecentesca cappella Seripando e sui resti della chiesa della Consolazione a Carbonara, databile intorno al Settecento.

Alla chiesa di San Giovanni a Carbonara vi si accede tramite una scenografica scala in piperno a doppia rampa realizzata da Ferdinando Sanfelice nel 1707 circa. La scalinata ebbe lo scopo di livellare l’edificio alla strada, consentendone un agevole accesso da tutte le strade che la intersecavano. Superato il portone la chiesa si mostra a croce latina con un'unica navata rettangolare con sei cappelle.

Nella zona absidale spicca il monumento funebre a re Ladislao, colui che volle ampliare nel Quattrocento la struttura originaria dell’edificio. Il re aveva espresso il desiderio di essere sepolto proprio in San Giovanni a Carbonara. Tra le cappelle più belle spiccano quelle di Caracciolo di Vico e di Caracciolo del Sole, la prima realizzata dai più importanti scultori napoletani del Cinquecento, la seconda lavorata da artisti toscani. Tra le altre opere presenti nella chiesa da sottolineare il sepolcro di Antonio Miroballo, opera di Lorenzo Vaccaro, e il sepolcro di Ruggero Sanseverino di Andrea Ciccione.

La cappella Miroballo è un altro piccolo gioiello dell’edificio religioso: dedicata a San Giovanni Battista, presenta una complessa decorazione e numerose statue realizzate da artisti lombardi. Segue la cappella Recco che ospita un bellissimo presepe quattrocentesco: parte delle figure pastorali sono state trasferite al Museo Nazionale di San Martino ma, nel periodo natalizio, è d’obbligo visitare questa cappella: si resta a bocca aperta di fronte alla precisione dei pastori ed alla maestria degli artigiani che le hanno realizzate.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:26

Il complesso dei Girolamini è stato dichiarato a metà dell’Ottocento Monumento Nazionale. Ciò rende bene l’idea della maestosità della struttura e della ricchezza delle opere d’arte che in esso sono custodite. Il complesso è formato da una chiesa con impianto architettonico di tipo basilicale, una prestigiosa quadreria, una ricchissima biblioteca (la più antica tra quelle pubbliche a Napoli e seconda in Italia), due chiostri monumentali e l'oratorio dell'Assunta. Si tratta di straordinarie bellezze, assolutamente da non perdere durante un soggiorno a Napoli.

Il complesso si trova in Via Duomo 142, proprio di fronte alla Cattedrale di Napoli. E’ facilmente raggiungibile grazie alle stazioni metro di Cavour (linea 2) e Museo (linea 1). Dalla stazione centrale di Napoli basta prendere un qualsiasi autobus che percorre Corso Umberto I, e scendere alla fermata di Piazza Nicola Amore: da qui parte, in salita, Via Duomo. Dopo circa 10 minuti a piedi si arriva ai Girolamini. Gli orari di apertura sono: lunedì - venerdì 8.30 - 19.00; sabato e domenica 8.30 - 14.00; mercoledì chiuso. Il costo del biglietto è di €5; la prima domenica del mese di entra gratis. Sono visitabili la chiesa, i chiostri e la pinacoteca, ma non la biblioteca.

I Girolamini, conosciuti anche come Oratoriani, sono i religiosi seguaci di San Filippo Neri che si insediarono in città alla fine del Seicento. Inizialmente si stabilirono in una piccola chiesa e in un convento. Queste strutture subirono una serie di lavori di ristrutturazione che portarono il complesso a quella attuale. L’esterno non impressione per magnificenza, anche perché lo sguardo di un visitatore viene inevitabilmente catturato dal Duomo, posto come detto proprio di fronte. Tuttavia spicca il magnifico gruppo scultoreo situato sopra il portone centrale, opere di Giuseppe Sanmartino, autore del meraviglioso Cristo Velato custodito nella Cappella Sansevero.

L’interno si presenta come tra i più vasti edifici di culto in città. Le undici cappelle sono decorate da artisti napoletani, toscani ed emiliani tra cui Guido Reni, Luca Giordano, Santafede, Pietro Bernini. Uno degli ambienti più suggestivi del complesso è la sagrestia. Situata dietro l’abside, presenta splendide porte dorate settecentesche decorate con i simboli della congregazione, ed un meraviglioso altare in marmo che ospita una pala di Guido Reni. Nella stanza attigua si trova la quadreria: frutto di donazioni di privati e di opere già presenti nel complesso monumentale, la pinacoteca custodisce opere di Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Francesco Solimena, Jusepe de Ribera, Luca Giordano, Guido Reni e Francesco Gessi.

La visita continua con i due chiostri. Il primo è maiolicato e venne realizzato su progetto di Giovanni Antonio Dosio, architetto operante nella seconda metà del Cinquecento; il secondo è detto degli Aranci: è di maggior dimensioni rispetto al maiolicato, e presenta coltivazioni di agrumi. Purtroppo, come già accennato, la biblioteca non è visitabile. Tuttavia è bene sapere che essa contiene ben 160mila tra volumi ed opuscoli, di cui 10.000 edizioni rare e manoscritti di pregio, e 5.000 che risalgono al Cinquecento. Un patrimonio di straordinaria importanza storica e letteraria.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:26

Affacciata su Piazza del Plebiscito, la basilica reale pontificia di San Francesco di Paola è considerata uno dei massimi esempi di architettura neoclassica in Italia. La sua costruzione fu decisa da Ferdinando I di Borbone che volle, in questo modo, ringraziare il Santo per la cacciata dei francesi di Gioacchino Murat e la restaurazione del regno borbonico avvenuta nel 1815. In questo stesso anno iniziarono i lavori dell’edificio religioso (la costruzione si concluderà circa 30 anni dopo) secondo il modello del Pantheon di Roma. La Basilica presenta una solenne rotonda di diametro 34 metri, coperta da una cupola alta m 53; quest’ultima è sostenuta da colonne corinzie in marmo con un giro esterno di pilastri. Ad essa vi si accede tramite una scalinata che la rialza rispetto a Piazza del Plebiscito.

L’atrio presenta una cappella per lato: quella di destra custodisce, tra le altre, una tela di Luca Giordano mentre la sinistra spicca per un altare in marmi policromi. Nella sacrestia sono presenti dipinti di Gaspare Landi e Antonio Campi. Il corpo centrale della chiesa ha forma rotonda e, sia sulla parte destra che sinistra, si aprono tre cappelle. L’altare maggiore è posto nell’abside: originariamente destinato alla chiesa dei Santi Apostoli, è stato disegnato da Ferdinando Fuga ed è realizzato in porfido. Molto curato dal punto di vista decorativo, è completato da un dipinto di Vincenzo Camuccini. Dal centro della basilica si può ammirare perfettamente la splendida cupola: riccamente decorata, è il simbolo stesso non solo dell’edificio religioso ma dell’intera Piazza del Plebiscito.

Ponendosi all’esterno di fronte alla basilica, spicca infatti proprio la cupola, alle spalle della quale vi sono numerosi palazzi che sorgono sulla collina di Pizzofalcone, nucleo originario dell’antica Neapolis. La Basilica di San Francesco da Paola è visitabile tutti i giorni dalle 7.30 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 18.00; nei giorni festivi l’orario è dalle 8.30 alle 12.30.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:25

La chiesa di San Domenico Maggiore è sotto un profilo storico, artistico e culturale tra le più importanti di Napoli. Situata nell’omonima piazza posizionata lungo il Decumano inferiore, è stata costruita tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo per volontà del re Carlo II d’Angiò. Eretta secondo i classici canoni dello stile gotico, ha subito nel corso dei secoli una serie di modifiche e ristrutturazioni che hanno alterato la struttura originaria. Ciò lo si può notare in particolare con gli interventi barocchi operati nel Seicento.

L’accesso alla chiesa non è, come si potrebbe immaginare, dalla piazza antistante ma da vicolo San Domenico. Una volta entrati salta all’occhio la vastità dell’edificio religioso: strutturata con una pianta a croce latina e tre navate, la chiesa si impone con la sua grandezza e per le numerose opere d’arte che custodisce: tele di Luca Giordano, Belisario Corenzio, Juesepe de Ribera, Domenico Vaccaro, Mattia Preti, Francesco Solimena.

C’è da dire che San Domenico Maggiore ospitava in passato opere che, per motivi diversi, sono state trasferite in musei e in altri luoghi d’arte. E’ il caso della meravigliosa “Flagellazione di Cristo” di Caravaggio e dell’”Annunciazione” di Tiziano (ora entrambe al Museo Nazionale di Capodimonte) e della “Madonna del Pesce” di Raffaello che si può ammirare al Museo del Prado di Madrid.

San Domenico Maggiore è in realtà un complesso religioso e monumentale. Oltre alla chiesa infatti, ci sono una serie di chiostri ed un convento. Quest’ultimo si sviluppa su tre piani, ma solo quello terra è aperto al pubblico: qui c’è un bellissimo chiostro delle statue e le sale di insegnamento dei domenicani; al primo piano vi sono le camere dei frati tra cui quella di Tommaso d’Aquino che vi dimorò insegnando teologia. Nel piano superiore vi sono altri ambienti privati dei frati; alcune sale custodiscono importanti tele, tra cui due di Mattia Preti. Oltre al già citato chiostro delle statue, il complesso di San Domenico Maggiore presenta anche il chiostro di San Tommaso, oggi adibito a palestra.

La chiesa si trova a due passi da altri edifici religiosi da non perdere durante un soggiorno a Napoli: la basilica e il chiostro maiolicato di Santa Chiara, la chiesa del Gesù Nuovo, la Cappella Sansevero e il Duomo, non molto distante.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:24

La Chiesa di San Gregorio Armeno si trova nel centro antico di Napoli, nell’omonima strada famosa per le botteghe artigiane che realizzano pastori, presepi e artigianato sacro, e che vengono prese d’assalto durante le festività natalizie. Gioiello dell’architettura barocca napoletana, la chiesa di San Gregorio Armeno è in realtà un complesso monumentale formato, oltre che dall’edificio religioso in sé, anche da un monastero e da un chiostro.

Le origini del complesso risalgono al X secolo quando un gruppo di monache in fuga da Bisanzio si stabilì in città e fondò la chiesa con il vasto monastero. La struttura venne completamente rifatta alla fine del XVI secolo ed ancora oggi l’edificio mantiene intatto il suo splendore: l’interno, caratterizzato dai colori verde e oro, è dominato da uno stupendo soffitto ligneo intagliato e dipinto alla fine del Seicento dal pittore fiammingo Teodoro d'Errico e dalla sua bottega.

Sopra l’ingresso spiccano gli affreschi di Luca Giordano, mentre l’altare maggiore, di Dionisio Lazzari, presenta splendide tarsie di pietre dure. Organi dorati e ricchissime forme barocche si sommano alle ricche opere d’arte presenti nella chiesa di San Gregorio Armeno. Tra le altre, meritano una menzione le tele raffiguranti le storie di S. Gregorio Armeno e Tiridate di Francesco Fracanzano (1635).

L’ultima cappella a destra espone le spoglie e le reliquie di Santa Patrizia. La santa è venerata dai napoletani tanto che la stessa chiesa è popolarmente chiamata con il suo nome. Tra l’altro a Santa Patrizia sono legate presunte doti miracolose: secondo la tradizione, i martedì e il giorno della festa della Santa, il 25 agosto, avverrebbe la liquefazione del suo sangue. L’evento, meno noto rispetto allo scioglimento del sangue di San Gennaro che avviene nel Duomo, è tuttavia molto sentito dalle monache che risiedono nell’adiacente convento.

Il monastero è dal punto di vista artistico un’opera unica: al ricchissimo arredo dell’atrio, si sommano panche marmoree e affreschi di Giacomo Del Po sulle pareti. Molto bello è anche il chiostro: iniziato nel 1572 da Giovan Vincenzo della Monica, è ancora oggi in eccezionale stato di conservazione. Caratterizzato da un panorama splendido sul golfo di Napoli, presenta al centro aiuole di agrumi, alberi da frutta, una fontana marmorea e statue a grandezza naturale raffiguranti L'incontro al pozzo di Cristo e della Samaritana (Matteo Bottigliero, 1733).

Martedì, 26 Aprile 2016 15:24

La Basilica di San Lorenzo Maggiore è tra gli edifici religiosi più antichi di Napoli. Situata in Piazza san Gaetano, sorge sull’area dove si trovavano l’Agorà greca, il foro romano ed una basilica paleocristiana risalente al VI secolo. La conseguenza di questa situazione è la complessa stratificazione che caratterizza l’area: al di sotto dell’attuale chiesa sono infatti visibili i resti di un mercato alimentare romano (macellum), di insulae ed edifici, oltre che della basilica paleocristiana. L’area archeologica è tutt’oggi visibile dall'adiacente convento che costituisce il museo dell'opera di San Lorenzo.

La basilica come la possiamo ammirare oggi è stata eretta nella seconda metà del XIII secolo quando re Carlo I d’Angiò diede un importante impulso alla costruzione sovvenzionandone i lavori. L’edificio è di impronta gotica e francescana: spicca l’abside, ritenuto unico in Italia ed uno degli esempi migliori di gotico francese. A partire dal XVI secolo, la basilica fu oggetto di interventi di restaurazione e rimaneggiamenti dovuti principalmente alla necessità di ripararne le parti danneggiate dai frequenti terremoti che colpirono Napoli, ed alle conseguenze di importanti episodi storici che interessarono la città. In particolare la facciata della chiesa fu totalmente rifatta nel 1742 così come alcune parti interne, ricostruite in stile barocco.

Tra le parti più belle della basilica di San Lorenzo Maggiore è d’obbligo annoverare il campanile di forma quadrata e a quattro piani. Il gotico e il barocco dominano nelle 9 cappelle presenti lungo le navate. Merita attenzione la “Madonna del Rosario”, dipinto di Massimo Stanzione, presente nella terza cappella di destra. Splendido è l'altare maggiore, opera di epoca rinascimentale tra le più belle presenti a Napoli: fu realizzato dallo scultore napoletano Giovanni da Nola.

Il complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore permette inoltre di ospitare eventi, mostre, incontri culturali e conferenze all'interno delle varie sale allestite: la Capitolare e la Sisto V presentano affreschi di Luigi Rodriguez risalenti all’inizio del Seicento, mentre il convento ospita un bellissimo balconcino realizzato da Lorenzo Vaccaro. Infine, adiacente alla Sala Capitolare, c’è il chiostro che ospitò anche Francesco Petrarca durante uno dei suoi viaggi a Napoli. L’attuale struttura risale al Settecento, costruita in sostituzione di quella trecentesca originaria. Al centro spicca il pozzo in marmo e piperno scolpito dall’artista Cosimo Fanzago.

Rent a Bed sas di Maurizio Tiso & C.

Via Marino e Cotronei, 10 c/o studio Cima
80128 - Napoli
Partita Iva: 07513130638

Info e Contatti

L'ufficio è aperto da Lunedi a Venerdì Orario: 9.00-18.00. Sabato e domenica è possibile contattarci via mail: info@rentabed.com

  • Tel. +39 392 3174864
  • Tel. +39 320 1107764

Seguici sui Social