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Affitti Turistici

Rentabed

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Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:49

Secondo quartiere per numero di abitanti, San Carlo all’Arena si estende dal centro fino all’estrema periferia nord orientale di Napoli confinando, tra gli altri, con i quartieri San Lorenzo, Stella, Vicaria e Arenella. Il suo nome è legato a quello dell’omonima chiesa situata su Via Foria, la lunga strada che, in direzione opposta al cuore del quartiere, arriva fino al Museo Archeologico Nazionale. Da Via Foria si raggiungono facilmente due delle principali attrazioni del quartiere: l’Orto Botanico e il Real Albergo dei Poveri, entrambi piuttosto vicini. Il primo – parte della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università Federico II – è una struttura di 12 ettari che ospita circa 9.000 specie vegetali e quasi 25.000 esemplari. Fondato nel 1807 per volere di Giuseppe Bonaparte, presenta numerose aree espositive e serre.

Il Real Albergo dei Poveri è un immenso ed elegante edificio affacciato su Piazza Carlo III. Si tratta di una delle più grandiose costruzioni del Settecento in Europa, con un prospetto di circa 100 metri maggiore rispetto alla Reggia di Caserta. Fu il re Carlo III a decretarne la costruzione: il palazzo, commissionato all’architetto Ferdinando Fuga, doveva accogliere e rieducare i poveri del Regno che si recavano a Napoli. Rimasto incompiuto a causa degli elevati costi e della Rivoluzione Napoletana del 1799, continuò la sua opera caritatevole nonostante, per molti cittadini, iniziò sempre di più a rappresentare una sorta di carcere, luogo da cui era impossibile uscire. La struttura ospita circa 430 stanze, alcune delle quali alte ben 8 metri.

Da Piazza Carlo III, proseguendo lungo Via Arenaccia, si arriva ai Ponti Rossi, un tratto di acquedotto di epoca claudia in tufo e laterizi di colore rosso. Da qui si raggiunge facilmente la zona di Capodimonte con il suo meraviglioso bosco ed il Museo, uno dei più importanti della città di Napoli. Tiziano, Ribera, Mattia Preti, Battistello Caracciolo, Caravaggio, Luca Giordano sono solo alcuni degli artisti le cui opere sono presenti nelle sale museali. Di fronte al bosco di Capodimonte c’è l'Osservatorio Astronomico, centro di ricerca permanente nel quale vengono condotti studi astronomici ed astrofisici. Punto di riferimento culturale e scientifico in città, fu aperto nei primi dell’Ottocento ed include numerosi laboratori e sale per la formazione. Infine da non perdere nel quartiere di San Carlo all’Arena è la Chiesa di Sant'Eframo Vecchio, convento di cappuccini del XIII secolo.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:48

Incluso nell’area del centro storico Patrimonio dell’Umanità Unesco, San Ferdinando è il quartiere maggiormente turistico di Napoli. Nei suoi confini infatti si trovano alcune delle più famose attrazioni della città – da Palazzo Reale a Piazza del Plebiscito, dal Teatro San Carlo al Tunnel Borbonico, da Castel dell’Ovo (che divide con il quartiere Chiaia) al Borgo Marinari. Collegato nella sua parte più alta al Vomero, in quella verso il mare a Chiaia e al centro storico con Montecalvario – con cui condivide una parte dei famosi Quartieri Spagnoli -, San Ferdinando è da sempre il cuore politico, culturale ed amministrativo della città.

Il quartiere offre tantissimi spunti: passeggiando tra le sue vie – dalle arterie principali come Via Toledo, Via Chiaia e Via Partenope – alle stradine strette tipiche del centro antico partenopeo, è un susseguirsi di chiese, edifici storici, palazzi eleganti e piazze. Non basterebbe una settimana per visitare San Ferdinando! Un itinerario alla scoperta del quartiere deve necessariamente iniziare da Piazza del Plebiscito, con il Palazzo Reale e la Basilica di San Francesco di Paola.

Alle sue spalle si inerpicano una serie di strade che conducono ad alcuni punti di riferimento culturali del quartiere; su tutti la Chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone e il Palazzo Serra di Cassano, sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Proseguendo in direzione del mare si sale sul monte Echia, il promontorio sul quale fu fondato nell’VIII secolo Partenope, il primo insediamento urbano della città.

Dal monte si gode di un paesaggio unico sul golfo di Napoli e, proprio alle sue pendici, si sviluppa l’affascinante Borgo Marinari, un reticolo di pochissime stradine, casette e ristoranti: un’oasi poco conosciuta alle spalle del Castel dell’Ovo, il castello più antico di Napoli e simbolo stesso della città. Da qui è d’obbligo una passeggiata su Via Partenope, parte del Lungomare di Napoli, uno dei più famosi e belli al mondo.

L’itinerario prosegue su Piazza dei Martiri e poi su Via Chiaia, la strada dello shopping di lusso, che sbuca accanto al noto Bar Gambrinus e su Via Toledo. Costellata di negozi è l’ideale per proseguire gli acquisti iniziati a Via Chiaia. Ma Via Toledo (o Via Roma come la chiamano molti napoletani) offre tanto altro: Palazzo Zevallos, sede dell'omonima galleria dove è custodito “Il Martirio di Sant’Orsola” di Caravaggio, il Palazzo del Banco di Napoli e della Banca Nazionale del Lavoro, il Palazzo del Nunzio Apostolico e la chiesa di San Nicola alla Carità.

In più da non perdere sono la splendida Galleria Umberto I, non lontano da Piazzetta Augusteo, dall’omonimo teatro e dalla funicolare che porta al quartiere collinare del Vomero, e la stazione della metropolitana Toledo: votata come la più bella d’Europa, è una vera e propria opera d’arte! Le bellezze di San Ferdinando non si esauriscono qui: ci sono ancora tanti edifici civili e religiosi da scoprire, stradine da percorrere, e luoghi in cui fermarsi come i tanti ristoranti, pizzerie e gelaterie dove gustare le specialità della tradizione culinaria partenopea.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:48

Il quartiere San Giuseppe si divide, insieme a San Lorenzo, l’area più antica di Napoli. Entrambi quindi si possono definire come i custodi dell’identità storica della città. San Giuseppe è il quartiere più piccolo e il penultimo per numero di abitanti. Ha una struttura irregolare: le sue stradine si inerpicano su Piazza Bellini e Piazza Dante da una parte e su Via Monteoliveto dall’altra. Tuttavia, in questa stretta area si trovano alcuni gioielli del patrimonio artistico partenopeo: dalle chiese del Trecento e del Cinquecento come San Domenico Maggiore e il Gesù Nuovo fino al Palazzo delle Poste di epoca fascista.

Il cuore del quartiere San Giuseppe è rappresentato da Piazza Dante. Raggiungibile grazie all’omonima fermata della linea 1, la piazza segna il limite di pedonalizzazione del centro storico voluta dall’ultima giunta comunale. Consigliamo quindi di attraversare tutto il quartiere a piede per godere pienamente della sua bellezza. L’ampia Piazza Dante include alcuni edifici storici particolarmente importanti come Palazzo Ruffo di Bagnara, la chiesa e il convento di Santa Maria di Caravaggio e San Domenico Soriano. Sulla destra c’è Port’Alba eretta nel 1625 per volontà di Don Antonio Álvarez de Toledo, duca d'Alba, per facilitare la mobilità dei cittadini. Superata la Porta c’è una piccola stradina in salita – Via Port’Alba – costellata di librerie e punto di riferimento degli studenti napoletani.

Da qui basta scendere sulla propria destra e poi al primo incrocio sulla sinistra per ritrovarsi in Piazza del Gesù su cui si affaccia la splendida Chiesa del Gesù Nuovo. Costruita a cavallo tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, è una delle chiese basilicali più importanti di Napoli. E’ caratterizzata dalla facciata a bugne e dal portale marmoreo – uniche tracce dell’antico palazzo Sanseverino su cui è stato costruito l’edificio religioso – e dall’interno barocco a croce greca. Qui si trovano tele ed opere di alcuni dei principali artisti napoletani del Seicento e del Settecento come Massimo Stanzione, Luca Giordano e Girolamo Imparato. Inoltre la chiesa custodisce il corpo di san Giuseppe Moscati.

Nell’antistante piazza si erge il monumentale obelisco dell’Immacolata mentre, adiacente e ben visibile da essa, c’è il complesso di Santa Chiara, la più grande basilica gotica della città che include un meraviglioso chiostro maiolicato (ingresso €5 a persona). Costruita in soli 20 anni (1310-1330) secondo lo stile gotico provenzale, la chiesa ospita lavori di alcuni dei più importanti artisti dell'epoca, come Tino di Camaino e Giotto. Il grande pittore toscano eseguì gli affreschi su Episodi dell'Apocalisse e Storie del Vecchio Testamento. Mentre all’esterno spicca la torre campanaria quadrata, l’interno si mostra maestoso ed elegante grazie anche al pavimento disegnato da Ferdinando Fuga. Santa Chiara ospita numerosi monumenti funebri come quelli di Roberto d’Angiò ed è il sepolcreto ufficiale dei Borbone, dove riposano i Sovrani delle Due Sicilie, da Ferdinando I a Francesco II.

Proseguendo lungo Via Benedetto Croce, si arriva nella bellissima Piazza San Domenico Maggiore, sul cui lato nord si trova l’omonima chiesa. Realizzata in stili barocco e gotico, San Domenico è stata la casa dei domenicani a Napoli. All’interno dell’edificio si trovano infatti le camere dei religiosi ed un bellissimo chiostro (detto “delle statue”): passeggiandovi sembra di non trovarsi nel cuore di una città brulicante come Napoli! Infine tra gli altri edifici da non perdere nel quartiere San Giuseppe citiamo la chiesa ortodossa di rito bizantino di San Pietro e Paolo dei Greci, l’imponente Palazzo delle Poste e il settecentesco Palazzo Spinelli di Tarsia.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:47

San Lorenzo è considerato il quartiere della Napoli antica. Esso costituiva infatti il fulcro della vita durante la presenza dei greci in città: qui si trovava l’Agorà e si sviluppavano le principali attività politiche, amministrative ed economiche. Ma anche i romani fecero di queste strade strette il loro centro: basta infatti scendere nelle viscere della città per ammirare i resti e le rovine di fori, templi, chiese ed edifici che risalgono a 2.000 anni fa ed oltre.

Nell’attuale mappa di Napoli, il quartiere San Lorenzo costituisce la IV municipalità cittadina e si estende da Piazza Cavour a Via San Biagio ai Librai – una delle arterie più importanti del centro storico -, dal Duomo fino a Castel Capuano. Il modo più semplice per scoprire il quartiere è servirsi della rete metropolitana e scendere alle fermate di Piazza Cavour (linea 2) o Museo (linea 1). Qui ci si ritrova su Via Foria, a due passi dal Museo Archeologico Nazionale. Nell’adiacente Via Santa Maria di Costantinopoli si trova l’Accademia di Belle Arti, splendido edificio ottocentesco progettato da Errico Alvino, che trasformò l'antico convento di san Giovanni Battista delle Monache nell’attuale università.

Proseguendo in direzione del mare, si entra nel fitto labirinto di strette vie che costituisce la caratteristica principale del centro antico di Napoli. Superato il bel Teatro Bellini, si arriva nei pressi della Cappella Sansevero, uno dei capolavori artistici da non perdere durante una vacanza a Napoli. Non lontano si trova la chiesa di San Lorenzo Maggiore, in piazza San Gaetano. Adiacente all’edificio religioso si trova il convento che dà il nome al quartiere: fino al Cinquecento, in questo monastero francescano, era ubicato il Tribunale dove si riuniva la più importante istituzione napoletana, i rappresentanti dei Sedili (i seggi nobiliari) e l’Eletto del popolo, il governo municipale del tempo.

Proseguendo lungo Via dei Tribunali – il cosiddetto Decumano Maggiore – si sbuca su Via Duomo, la strada su cui si affaccia la Cattedrale di Napoli. Luogo di culto di grande interesse artistico e di fervore religioso, include anche il Museo del Tesoro di San Gennaro. Altri due edifici religiosi da non perdere nel quartiere San Lorenzo sono la Chiesa di San Giovanni a Carbonara e la Chiesa di Santa Caterina a Formiello, distanti tra loro circa 500 metri. La prima risale al XIV secolo ed è considerata una delle chiese dal gusto decorativo rinascimentale più interessanti della città, mentre la seconda, completata alla fine del Cinquecento, presenta una singolare forma architettonica.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:47

Con i suoi 31.000 abitanti in meno di 2km quadrati, Stella è uno dei quartieri più densamente popolato di Napoli. Situato nel cuore del centro antico della città, confina con i quartieri Avvocata, San Lorenzo e San Carlo all’Arena – con il quale condivide diverse strade. Costituisce anche la via di accesso alla zona collinare di Capodimonte, con il suo splendido bosco e Museo. La notorietà del quartiere Stella è dovuta a due fattori primari: l’inclusione al suo interno del famoso Rione Sanità e la presenza di numerose attrazioni, palazzi storici, chiese e catacombe.

Visitare il quartiere Stella significa calarsi nelle viscere di Napoli e della sua parte più popolana, passeggiare tra le bancarelle e i banchi di frutta e verdura che invadono le strade, alzare lo sguardo e vedere i panni stesi tra un palazzo e l’altro. Una delle sue caratteristiche è l’aver mantenuto intatto il sentimento popolare grazie anche ad un limitato sviluppo urbanistico: ciò ha determinato una concentrazione nei tipici vicoli e gradoni di un elevato numero di abitanti.

Il quartiere deve il nome alla cinquecentesca chiesa di Santa Maria della Stella anche se esso è noto principalmente per il Ponte Sanità. Lungo 118 metri, unisce due importanti strade cittadine - via Santa Teresa degli Scalzi e corso Amedeo di Savoia – in origine denominate Corso Napoleone; queste due strade collegano Stella con la Reggia di Capodimonte. Proprio l’uscita della tangenziale di Capodimonte costituisce il modo più facile per raggiungere il quartiere. Le alternative sono rappresentate dalla metropolitana – fermate Museo linea 1 e Cavour linea 2 - e i bus che partono dal centro storico e che lo attraversano (R4 – C51, C52, C53 e C63).

Sono tantissime le cose da vedere nel quartiere Stella, uno dei più importanti della “Napoli sotterranea”: nei suoi confini infatti si trovano le Catacombe di San Gennaro che risalgono al II secolo, quelle di San Gaudioso e di San Severo; il famosissimo Cimitero delle Fontanelle, noto per la presenza di migliaia di teschi. Tra gli altri complessi cimiteriali ci sono le Tombe di Materdei: risalenti al III millennio a.C., venivano utilizzate come luoghi di sepoltura; gli Ipogei greci, antichi siti cimiteriali sotterranei del IV-III secolo a.C. e infine la Necropoli greca di via Santa Teresa degli Scalzi, anch’essa del IV secolo a.C.

Numerosi anche gli edifici religiosi che meritano attenzione. Su tutti citiamo la Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio (con la sua bellissima fontana della Duchessa), al di sotto della quale vi sono le Catacombe di San Gennaro; la Chiesa di Santa Maria della Sanità; la chiesa di Santa Teresa degli Scalzi; e quella di Santa Maria Antesaecula, situata nell’omonima strada, la via dove nacque Totò. Non mancano edifici civili di grande importanza storica ed architettonica come il Palazzo del Principe di Sannicandro, il Palazzo dello Spagnolo e Palazzo Sanfelice. Da vedere anche l’Ospedale di San Gennaro dei Poveri – al cui interno si trova la Basilica di San Gennaro fuori le mura – e il monumentale Palazzo Calabria.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:44

Il Tunnel Borbonico – o Galleria Borbonica – è una delle tracce più importanti della Napoli sotterranea. Si tratta di una cavità che si estende al di sotto del manto stradale nei pressi di Palazzo Reale e che conduce fino all’attuale Piazza Vittoria, a due passi dal lungomare Caracciolo. Diventata negli ultimi anni un’importante attrazione turistica della città, la Galleria fu voluta dal Re Ferdinando II che, a metà dell’Ottocento, ordinò all’architetto Enrico Alvino di progettare una via di fuga ai reali in caso di sommossa popolare. Il tunnel doveva consentire di arrivare rapidamente al mare e alle truppe di raggiungere le caserme.

Lo scavo proseguì non senza problemi: da quelli morfologici ai ritrovamenti di antiche cisterne romane fino alle enormi cave che da sempre caratterizzano il sottosuolo napoletano (basti pensare a quelle di tufo, materiale utilizzato nelle costruzioni cittadine). La prima parte della galleria fu aperta nel 1855 ma l’intera opera non fu mai portata a termine a causa della morte del Re. La galleria infatti non rientrò nelle priorità del suo successore.

Per circa un secolo il tunnel restò quindi inutilizzato fino alla Seconda Guerra Mondiale quando ebbe la funzione di ricovero antiaereo per molti cittadini del centro storico di Napoli. Dopo alcuni decenni fu deposito giudiziario. La Galleria fu riscoperta nel 2005 quando i lavori della linea 6 della metropolitana fecero riemergere parte di quello che si può considerare un vero tesoro della Napoli sotterranea.

Basta infatti partecipare ad una visita guidata nel Tunnel Borbonico per ammirare non solo la grande opera ingegneristica realizzata da Alvino ma un’area storico-archeologica fatta di cisterne romane, resti di epoca fascista, auto e moto del secondo dopoguerra, infrastrutture che servivano ai rifugiati durante i bombardamenti (come le latrine).

È possibile andare alla scoperta della Galleria grazie a tre percorsi: standard, avventura e speleo. Il primo porta i visitatori all’interno del Tunnel tra i settori del ricovero bellico e le cisterne dell’acquedotto; il secondo consente di navigare su una zattera per scoprire tutti i dettagli delle cisterne del ‘500 e del ‘600; chi vuol prendere parte al terzo percorso si dovrà munire di tute, caschi e luci per addentrarsi nei cunicoli più bui e nascosti della galleria.

Il Tunnel Borbonico è accessibile da Vico del  Grottone n.4, nei pressi di Piazza Plebiscito, e da Via Morelli (omonimo parcheggio auto non lontano da Piazza Vittoria). Il costo del biglietto per la visita guidata varia a seconda del percorso scelto. La durata va da 1h15 a 2h30.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:40

Tra i più importanti musei di Napoli, la Cappella Sansevero è un gioiello del patrimonio artistico internazionale. Situata alle spalle di Piazza San Domenico Maggiore – nel cuore del centro storico partenopeo – la cappella, oggi sconsacrata, è attigua all’edificio di proprietà dei principi di Sansevero. L’ideatore di questo luogo che da sempre è stato avvolto dal mistero ed è carico di simbologie, è Raimondo di Sangro, settimo principe Sansevero, che a metà del Settecento decise di risistemare la cappella e renderla simbolo della magnificenza della propria famiglia. Per realizzare il suo intento decise di commissionare alcune opere d’arte tutt’oggi presenti nell’edificio.

La più importante e la più nota è senza dubbio il Cristo Velato, l’incredibile scultura realizzata da Giuseppe Sammartino nel 1753. Considerata uno dei maggiori capolavori scultorei mondiali, l’opera lascia a bocca aperta per la magistrale resa del velo che copre il corpo di Cristo sul quale si vedono ancora i segni del martirio della Croce. La lavorazione del marmo lascia senza fiato e da essa emergono particolari di incredibile bellezza. Ai lati del Cristo, adagiato al centro della Cappella, ci sono altre opere scultoree degne di attenzione: la Pudicizia e il Disinganno sono sculture cariche di significato, così come la Liberalità e la Sincerità.

Nella cappella si trovano anche ritratti e monumenti funebri destinati ad ospitare le spoglie di alcuni membri della famiglia di Sangro. Alla sinistra del Cristo Velato, in un piccolo anfratto della cappella, si trova l’affascinante pavimento labirintico: la sua caratteristica è l’effetto prospettico dato da una serie di croci gammate collegate tra loro ed alternate con quadri concentrici; il tutto incastrato intorno ad una linea continua di marmo bianco.

Le allegorie dello stesso pavimento e delle opere d’arte si sommano ai rimandi oscuri, magici e massonici presenti nella cappella. D’altronde lo stesso Raimondo di Sangro era un esoterista, inventore, anatomista, alchimista e massone. La sua vita fuori dal comune e le sue attività contribuirono non poco ad alimentare una serie di leggende poco lusinghiere intorno alla sua persona. Una prova dei suoi esprimenti è presente nella cavea sotterranea della cappella dove si trovano, all’interno di due bacheche, le inquietanti “macchine anatomiche”. Si tratta degli scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta, con il sistema artero-venoso quasi perfettamente integro. Ancora oggi non è chiaro attraverso quali procedimenti o adoperando quali materiali si sia potuta ottenere una tanto eccezionale conservazione dell’apparato circolatorio!

La Cappella Sansevero si trova in via Francesco De Sanctis, 19/21. È aperta i giorni feriali dalle 09.30 alle 18.30, la domenica e giorni festivi dalle 09.30 alle 14.00; è chiusa il martedì. Il costo del biglietto di ingresso è di €7.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:40

Insieme al Museo di Capodimonte, il Museo Archeologico Nazionale costituisce il punto di riferimento per chi vuol scoprire l’arte a Napoli. E’ considerato uno dei più importanti musei archeologici al mondo e vanta un immenso e pregevole patrimonio di opere d'arte e manufatti di interesse archeologico. Ospitato in un monumentale palazzo seicentesco ed inaugurato tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli vi sono oltre tremila oggetti di valore esemplare divisi in varie sezioni tematiche, oltre a migliaia di reperti databili dall’età preistorica alla tarda antichità. Tutte le opere provengono sia da vari siti antichi del Mezzogiorno, sia dall’acquisizione di rilevanti raccolte antiquarie, come la collezione Farnese appartenuta alla dinastia reale dei Borbone, fondatori del Museo.

La collezione Farnese, che comprende da reperti provenienti da Roma, costituisce una delle tre sezioni principali del museo. Le altre due sono le collezioni pompeiane con i ritrovamenti effettuati nell'area vesuviana (Pompei, Ercolano, Stabia) e nei Campi Flegrei, e la collezione egizia per importanza seconda in Italia soltanto a quella del Museo Egizio di Torino. La Farnese (sale 1-29) ospita tutti i reperti archeologici collezionati da papa Paolo III: tra esse vi sono pezzi di straordinario valore ed importanza come Satiro, Ercole Farnese, Toro Farnese, le sculture della Villa Farnesina e i busti degli Imperatori romani.

Le collezioni pompeiane ospitano sculture, mosaici come quelli della Casa del Fauno di Pompei, reperti a sfondo erotico, e splendidi affreschi come la cosiddetta Saffo e il famoso Enea ferito. Questa parte del museo è arricchita anche da argenti, avori, ceramiche, vasellame, vetri e le splendide statue rinvenute nella villa dei Papiri, anch’essa situata all’interno dell’area archeologica di Pompei. Infine la collezione egizia – situata nel piano seminterrato – offre ai visitatori la possibilità di ammirare da vicino mummie, sarcofagi, canopi, corredi funebri, specchi, vasi per cosmetici, sandali e molto altro. Si tratta di oggetti che coprono un arco temporale di circa 3.000 anni.

Infine da non perdere il Salone della Meridiana: posto al primo piano, è un enorme salone seicentesco di forma rettangolare che ospita, oltre ad una Meridiana da cui prende il nome, anche affreschi e la celebre statua dell’”Atlante Farnese”che risale al II secolo d.C. Una sezione di numismatica completa l’enorme patrimonio artistico custodito nel museo.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è facilmente raggiungibile. Si trova infatti a due passi dalle fermate Museo (linea 1) e Piazza Cavour (linea 2). Pochi minuti a piedi lo separano inoltre dal centro di Napoli. Il museo è aperto dal lunedì al sabato dalle ore 9:30 alle 19:30. Il costo del biglietto è di €8.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:38

Il Museo Civico di Castel Nuovo si trova all’interno dell’omonimo castello, noto a tutti come Maschio Angioino. Le opere d’arte sono state collocate in questa spettacolare location nel 1990. Il percorso espositivo si articola tra la Sala dell'Armeria, la Cappella Palatina o di Santa Barbara, il primo ed il secondo piano della cortina meridionale. Ad esse si aggiungono la Sala Carlo V e la Sala della Loggia destinate ad ospitare mostre ed eventi culturali.

La Cappella Palatina è l’ unica testimonianza di età angioina (risalente ad inizio del XIV secolo); al suo interno vi sono importanti opere di scuola giottesca tra cui diversi frammenti del ciclo di affreschi della cappella con scene bibliche realizzati dallo stesso Giotto. Pregevoli le sculture realizzate da importanti esponenti del rinascimento napoletano tra cui Francesco Laurana. Da vedere anche le sculture di Domenico Gagini, allievo di Donatello e Brunelleschi, e gli oggetti in argento di epoca barocca.

La Sala dell’Armeria custodisce reperti di epoca romana, databili tra il I sec a.C. e il V secolo. Nell’area sono state rinvenute numerose tombe e monumenti funebri, chiaro segno della presenza di una necropoli. Il primo piano ospita opere di committenza religiosa precedentemente custodite all’interno di chiese o di proprietà di enti soppressi. I dipinti, le sculture e gli arredi liturgici presenti abbracciano i secoli XV, XVI, XVII e XVIII. Tra le opere più note ricordiamo tele di Solimena, Santafede, Mattia Preti, Domenichino ed un “San Nicola in gloria”, firmato e datato 1658 da Luca Giordano.

Al secondo piano sono esposte opere successive – databili dal XVIII al XX secolo. Si tratta, tra gli altri, di tele di Jacopo Cestaro, Gioacchino Toma, Vincenzo Marinelli, e di sculture di Francesco Jerace e Vincenzo Gemito. Il percorso espositivo continua con gli ambienti storici del castello tra cui spiccano la Sala dei Baroni, la Torre del Beverello, i cammini di ronda, le terrazze panoramiche e l’area porticale, dove sono conservate importanti testimonianze archeologiche. Il museo è aperto dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle 19. L’ingresso è a pagamento. Il modo più facile e veloce per raggiungere il museo è servirsi della metropolitana linea 1 di Piazza Municipio, aperta da metà maggio 2015. La fermata è collegata con la stazione ferroviaria centrale, con il centro storico e con la zona collinare di Napoli.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:38

Il Museo Civico Gaetano Filangieri si trova in Via Duomo 288, non distante dalla Cattedrale di Napoli. La collezione è allestita all’interno del quattrocentesco Palazzo Como, uno dei più fulgidi esempi di rinascimento toscano a Napoli. Il museo fu fondato da Gaetano Filangieri, principe di Satriano, storico e collezionista d’arte. Egli vi raccolse tutte le sue collezioni, le numismatiche, oltre alla biblioteca e all’archivio Filangieri. Purtroppo parte di tutto questo prezioso materiale andò distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante questo tragico evento, nelle splendide sale di palazzo Como oggi si possono ammirare opere che offrono uno sguardo esaustivo sul panorama artistico napoletano: dalle maioliche alle porcellane, dai vetri agli avori, dalle medaglie alle armi militari fino alle rappresentazioni sacre e presepiali, il Museo Civico Gaetano Filangieri fornisce una visione completa dell’arte a Napoli del XVIII e XIX secolo.

L’intera collezione vanta più di 3.000 oggetti a cui si sommano una biblioteca ed una pinacoteca. La prima custodisce circa 30mila volumi ed un ricchissimo archivio storico con documenti che coprono un vasto arco temporale che va dal XIII secolo al XIX secolo. La quadreria raccoglie tele e dipinti del Seicento napoletano. Al suo interno vi sono opere di Jusepe de Ribera - “Santa Maria Egiziaca” (1651) e “Testa di san Giovanni Battista” (1646) -, Luca Giordano, Andrea Vaccaro con lo splendido dipinto “Sant’Agata”, Lorenzo Vaccaro – sue le sculture “Ercole uccide l'Idra di Lerna” e “Ercole e il leone” -, Battistello Caracciolo e Mattia Preti.

Il Museo Civico Gaetano Filangieri è aperto dal martedì al sabato dalle ore 9 alle 18. Il modo più semplice per raggiungere Palazzo Como è servirsi dei mezzi pubblici: Via Duomo è infatti una delle arterie incluse nella ZTL e sconsigliamo quindi l’utilizzo dell’auto. Le fermate della metro più vicine sono Museo e Università (linea 1) e Piazza Cavour (linea 2). Sono numerosi gli autobus che dalla stazione centrale percorrono Corso Umberto I: basta scendere alla fermata di Piazza Nicola Amore e percorrere poche decine di metro lungo Via Duomo prima di raggiungere il civico 288.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:37

Situato nell’edificio adiacente al Duomo di Napoli, il Museo del tesoro di San Gennaro è un luogo molto amato dai napoletani e una tappa d’obbligo non solo per fedeli e pellegrini. La ricchezza delle opere d’arte contenute al suo interno attira ogni anno migliaia di visitatori che ammirano un tesoro che, secondo molti esperti, è più ricco di quello della Corona d’Inghilterra e dei Zar di Russia. Aperto al pubblico nel 2003, esso custodisce oggetti preziosi, argenti, gioielli, busti, sculture, dipinti di inestimabile valore che, nel corso dei secoli, sovrani, papi, uomini illustri o persone comuni hanno donato per devozione al Santo.

Il percorso museale è un viaggio attraverso la religiosità e le radici stesse di Napoli. Al primo piano i visitatori trovano i busti d’argento dei fedeli che accompagnavano la processione di San Gennaro, e il famosissimo reliquario del sangue che ancora oggi trasporta le ampolle del sangue in processione in attesa del miracolo della liquefazione. Al secondo piano si accede alle Sacrestie, luoghi inaccessibili fino all’apertura del museo: esse sono particolarmente affascinanti in quanto ospitano una serie di affreschi tra cui opere di Luca Giordano, dipinti del Domenichino e di Massimo Stanzione.

Dopo si arriva al cuore del museo, i leggendari gioielli: diamanti, rubini e smeraldi, una collezione di argenti di circa 70 pezzi, veri capolavori dei maestri artigiani della scuola napoletana. Tra i pezzi più famosi c’è senza dubbio la Mitra dell'orafo Matteo Treglia: realizzato nel 1713 questo copricapo vescovile è caratterizzato da numerose pietre preziose di diversi colori che vi sono incastonate.

Il Museo del Tesoro di San Gennaro è facilmente raggiungibile. Come detto, è adiacente al Duomo, nel cuore antico di Napoli. Le fermate più vicine sono quelle di Piazza Garibaldi (linea 1 e linea 2) e Piazza Cavour (linea 2). Allo stato attuale è in costruzione la stazione Duomo (linea 1) la cui apertura è programmata per il 2017. Il costo del biglietto per accedere al museo è di €5.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:37

Palazzo Zevallos Stigliano è uno splendido edificio situato su Via Toledo, nel cuore di Napoli. Costruito in soli due anni – tra il 1637 e il 1639 – oggi è proprietà della Banca d’Italia che ne ha fatta una delle sue Gallerie d’Italia. Il palazzo infatti è di per sé una splendida opera e custodisce al suo interno dipinti di straordinaria importanza. Il lussuoso scalone d’onore dà l’accesso al piano nobile, dove si trovano le sale che ospitano il museo. La prima è la Sala degli Amorini che introduce alla sezione seicentesca delle Gallerie. La sala, che prende il nome dai putti decorati nella volta, ospita dipinti di chiaro stampo caravaggesco, tele di Artemisia Gentileschi e Bernardo Cavallino. La sala successiva – detta della natura morta e del Settecento – ospita, tra le altre, la straordinaria tela di Francesco Solimena con “Agar e Ismaele nel deserto confortati dall’angelo”.

Il percorso espositivo prosegue con la Sala degli Uccelli, chiamata in questo modo per le deliziose decorazioni ottocentesche che rimandano ad uccelli, fiori ed amorini. Al suo interno vi sono tele che trattano il tema del paesaggio e delle vedute, molto diffuso a Napoli alla fine del Settecento e soprattutto nel corso dell’Ottocento. Tra le tele esposte vi sono quattro magnifici dipinti dell’olandese Gaspar van Wittel, tele dell’olandese Anton Sminck Pitloo e quattro acquerelli di Giacinto Gigante. Spiccano inoltre le tele di artisti della cosiddetta Scuola di Resina, che interpretò il paesaggio in maniera meno romantica e più realista.

Le ultime sale sono la “pompeiana” che presenta opere a ritratto o a vedute prospettiche dell'Ottocento napoletano, quella interamente dedicata a Vincenzo Gemito, che espone sculture in terracotta e bronzo e dipinti a matita e carboncino, e la Sala di Luca Giordano e Francesco De Mura. Del primo, vero genio della pittura italiana del Seicento sono esposti alcuni dipinti tra cui il Ratto di Elena, e l’Immacolata Concezione. Infine Palazzo Zevallos Stigliano offre la possibilità di ammirare da vicino uno dei massimi capolavori di Michelangelo Merisi. Nell’edificio è infatti esposto il Martirio di Sant’Orsola, una delle sue ultime opere. Accompagnata da un ricco apparato illustrativo e da sussidi multimediali, la tela si impone per il suo carattere cupo e rivoluzionario, come fu praticamente tutta la vita artistica del Caravaggio.

Il Museo si trova in Via Toledo 185. E’ facilmente raggiungibile grazie alla fermata Toledo della linea 1 – votata la più bella d’Europa, ed una delle stazioni dell’arte a Napoli. Il museo è aperto dal martedì al venerdì dalle 10 alle 18, sabato e domenica dalle 10 alle 20. La chiusura settimanale è il lunedì. Il costo del biglietto è di €7 (ridotto €5).

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