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Affitti Turistici

Rentabed

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Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:59

La Salita della Pedamentina – conosciuta da tutti semplicemente come “La Pedamentina” – è un’incredibile scalinata che collega la Certosa di San Martino al centro storico della città. Con i suoi 414 gradini è uno degli scrigni segreti più preziosi di Napoli, un luogo magico ed incantato, sempre in bilico tra sogno e realtà. Essa è uno dei luoghi da non perdere se si vuole scoprire il cuore antico del capoluogo partenopeo.

La costruzione della scalinata risale al XIV secolo quando gli architetti Tino di Campiono e Francesco de Vito progettarono questa salita per rendere più agevole il raggiungimento del Castel Sant’Elmo, fortificazione che dalla collina Vomero domina tutto il golfo di Napoli. Tuttavia l’aspetto originario è piuttosto diverso da quello attuale dal momento che intervennero diverse modifiche nei secoli successivi. Oggi essa un'importante testimonianza storica ed urbanistica di Napoli, oltre ad essere particolarmente interessante dal punto di vista paesaggistico.

Il punto più bello per iniziare a scoprire la Salita della Pedamentina è dall’alto di Largo San Martino, sulla sommità del Vomero, giusto sotto il Castel Sant’Elmo. Da qui partono i gradoni che incrociano il bel Corso Vittorio Emanuele prima di arrivare fin giù al centro storico vicino al Complesso della Santissima Trinità delle Monache ed al Parco dei Quartieri Spagnoli. Sono almeno due gli aspetti interessanti da tenere in considerazione durante la passeggiata: il primo è militare, il secondo paesaggistico.

Sin dalla sua creazione, la salita era dotata di sistemi di difesa. Questi dovevano impedire agli invasori stranieri, agli assalitori ed ai rivoltosi interni di arrivare facilmente al Castel Sant’Elmo, luogo di riparo dei governatori e della famiglie reali. Se nei secoli precedenti l’aspetto meramente visivo non era tenuto in grande considerazione, oggi la Salita della Pedamentina è famosa per i panorami che regala a chi la percorre: essa infatti costeggia gli orti e i giardini della vicina Certosa di San Martino, ed offre tramonti spettacolari su tutto il golfo di Napoli, dal centro fino alla penisola sorrentina, alla costiera amalfitana e a Capri che, con la sua forma di coccodrillo dormiente, si staglia sullo sfondo di un panorama unico al mondo.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:59

Le Rampe del Petraio sono una scalinata che, quasi in parallelo con la Pedamentina, collega la parte alta del quartiere collinare del Vomero con Corso Vittorio Emanuele. Il nome di questa tortuosa ed affascinante gradinata deriva dalla natura estremamente pietrosa del territorio su cui sorge. Le Rampe rappresentano una delle scalinate storiche di Napoli costruite a cavallo tra il XVI-XVII secolo. L’obiettivo era di collegare agevolmente il Vomero con la parte bassa della città, agevolando così gli spostamenti di persone e di merci. Inoltre la città tutta aveva sempre di più la necessità di espandersi fuori le mura e le Rampe del Petraio costituirono un tratto di connessione con il "nuovo" quartiere di Chiaia che andava ampliandosi all’esterno dei confini storici cittadini.

Se lo si vuole percorrere dall’alto verso il basso, il tracciato nasce dalla Certosa di San Martino, tra i maggiori complessi monumentali di Napoli e fulgido esempio di arte barocca in città. Questa si trova ai piedi dell’altrettanto affascinante Castel Sant’Elmo, simbolo difensivo di Napoli. Da qui si gode di un meraviglioso panorama su Napoli, vista che non perde nemmeno un briciolo della sua bellezza nel momento in cui si intraprende la discesa della rampa. I gradini infatti si snodano tra antichi edifici, eleganti palazzi liberty del Vomero e piccole dimore di campagna, con la sagoma del Vesuvio e l’azzurro del mare sempre presenti sullo sfondo.

Questi scorci suggestivi accompagnano chi percorre la Rampa del Petraio: questa infatti sfiora la Vigna di San Martino, sette ettari di terreno un tempo coltivati dai monaci ed oggi monumento nazionale per la sua valenza storica e paesaggistica, per giungere fino alla sua parte finale, il Corso Vittorio Emanuele, non lontano dal complesso di Suor Orsola Benincasa. La bellezza del tracciato delle Rampe del Petraio è stata riprodotta dalla Funicolare Centrale: pur se per buona parte in galleria, ascendendo da Piazzetta Augusteo fino al Vomero, questo affascinante mezzo di trasporto effettua una fermata all'incirca a metà della salita.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:58

Una delle aree verdi del centro storico di Napoli è rappresentata dai Giardini di Palazzo Reale. Iniziata già nel XIII secolo in epoca angioina, la costruzione dei giardini proseguì e si ampliò con la dominazione spagnola che ne fecero uno spazio rilassante dove passeggiare. Costellato di statue e piccoli sentieri, il giardino reale cambiò nuovamente il suo aspetto nell’Ottocento quando assunse una forma vicina ai “giardini all’inglese”: in esso, grazie al lavoro del botanico Federico Corrado Denhart, furono impiantati lecci, magnolie e piante rare che ne fecero un luogo tutto da scoprire. La sua lussureggiante vegetazione ne fece un luogo da non perdere, non solo per i cittadini locali, ma anche per i viaggiatori provenienti da tutta Europa che includevano Napoli tra le imperdibili tappe del “Grand Tour” in Italia.

Nell’Ottocento i Giardini Reali di Napoli furono cinti da una elegante cancellata in ferro e furono abbelliti da un piccolo “giardino d’Italia” che si affaccia su Piazza Trieste e Trento, adiacente a Piazza del Plebiscito. La già citata cancellata si apre sulle imponenti statue in ferro di Palafrenieri: conosciute dai napoletani come "cavalli di bronzo", esse furono realizzate dal barone Clodt von Jurgenburg, e donate dallo zar Nicola I a Ferdinando II. In fondo ai Giardini si trovano le Scuderie utilizzate oggi come spazio espositivo.

I Giardini non sono gli unici spazi verdi situati all’interno del Palazzo Reale di Napoli. Nell’edificio vi sono anche alcuni cortili, molto interessanti dal punto di vista storico e botanico. Tra i più belli ci sono il cortile del belvedere che offre una magnifica vista su parte del porto e del golfo; e i giardini pensili posti al primo piano. Molto bello è anche il Cortile d’Onore che è collegato sia ai Giardini Reali che, all’interno, con l’appartamento reale. I cortili e i giardini sono liberamente visitabili, non c’è bisogno di un biglietto di ingresso. E’ possibile l’accesso tutti i giorni, tranne il mercoledì, dalle ore 9 alle 20.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:57

I Gradini di Capodimonte sono una scala monumentale che si trova alla fine del corso Amedeo di Savoia e all'inizio della via di Capodimonte. Parte del quartiere Stella, essi sono da sempre particolarmente amati dai cittadini napoletani che vivono in zona. I gradini sono accessibili dal cosiddetto “tondo di Capodimonte”, una piazzetta che collega una delle parti storiche di Napoli a quella immediatamente in collina. La piazza, di forma ovale ma chiamata comunemente “tondo”, è in pratica tagliata dai gradini che, incastonati nel verde, donano un po’ di refrigerio nelle giornate di caldo e afa.

Eleganti e signorili, i Gradini di Capodimonte consentono di raggiungere facilmente alcune delle maggiori attrazioni del quartiere Stella e della parte collinare di Capodimonte. Essi infatti si affacciano, nella parte bassa, sulla Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio accanto alla quale si trovano le venerate Catacombe di San Gennaro. Si tratta di due luoghi sacri tra i più visitati in città. Alla fine dei gradini invece si arriva facilmente alla Reggia di Capodimonte con il suo spettacolare museo, una delle più belle gallerie d’arte italiane. Residenza borbonica, la Reggia è circondata da un rinfrescante bosco e da raffinati giardini.

Il collegamento tra il centro e la Reggia dei Borbone attraverso il tondo e i gradini di Capodimonte risale al periodo tra il 1832 e il 1836, quando furono eseguiti i lavori sotto la supervisione dell’architetto Antonio Niccolini. Proprio i gradini rappresentano la massima espressione del genio scenografico del Niccolini che consentì con la loro costruzione un più rapido accesso alla Reggia. Ma non è tutto: egli posizionò ai lati della scala monumentale degli affascinanti giardini mentre in cima vi pose un piccolo anfiteatro. La nuova impostazione del tondo fu completata da fontane e vasche che lasciamo apparire ancora oggi in maniera chiara come la sua intuizione sia stata quella di costruire un’antica e prima rotatoria, soluzione architettonica molto usati nei tempi moderni.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:56

Dal XVI secolo in poi Napoli è un punto di riferimento in Europa per lo sviluppo delle arti, in particolare della musica. Nel Cinquecento la città partenopea vide l’apertura di ben 4 Conservatori che ebbero il ruolo di miniera per lo sviluppo della vita musicale locale. Ad essi si affiancarono, nella prima metà del Seicento, importanti teatri, ma fu soprattutto tra il XVII e il XVIII secolo che Napoli si impose come “capitale della musica”: a cavallo tra i due secoli infatti si stabilì in città – e vi rimase fino alla morte - Alessandro Scarlatti che, insieme al figlio Domenico, fu musicista e prolifico compositore. Maestro della Cappella Reale di Napoli, Alessandro fu fautore di innumerevoli innovazioni in campo operistico e, grazie alla sua presenza, Napoli divenne tappa fondamentale per i giovani compositori europei.

Con Alessandro Scarlatti nasce la scuola musicale napoletana del Settecento che ebbe importanti ed autorevoli esponenti tra cui Domenico Cimarosa, Nicola Antonio Zingarelli, Francesco Provenzale, Francesco Durante, Francesco Feo, Nicola Porpora, Niccolò Jommelli, Gaetano Greco e il già citato Domenico Scarlatti. Altri grandi compositori parteciparono al fenomeno musicale napoletano che diede vita al genere dell’Opera Comica: i marchigiani Gioacchino Rossini, Giovan Battista Pergolesi e Nicola Vaccaj, il ligure Pasquale Anfossi, il toscano Antonio Sacchini, il calabrese Leonardo Vinci, il siciliano Andrea Perrucci e i pugliesi Tommaso Traetta, Niccolò Piccinni e Leonardo Leo. Tra gli importanti esponenti della scuola napoletana del Settecento ricordiamo anche il cantante Carlo Broschi, detto Farinelli, e il librettista Metastasio.

Napoli nell’Ottocento era uno dei massimi centri operistici europei e la principale scuola musicale italiana. Accanto all’Opera seria, in città nacque come genere a sé l’Opera buffa che costituiva in origine un intermezzo della prima. Lo stile comico si impone a Napoli grazie alla sua vena popolare, divertente e dal lieto fino, e dalla presenza di personaggi burleschi. Lo stile comico visse un’espansione senza precedenti così come la cultura musicale a Napoli che si poté avvalere di altre due importantissime istituzioni: il Conservatorio di San Pietro a Majella e il Real Teatro San Carlo, entrambi attivi tutt’oggi e punti di riferimento della cultura in città.

La scuola napoletana esaurì la sua forza propulsiva soltanto ai primi del Novecento, imponendosi quindi come una delle più longeve nella storia musicale d’Italia.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:55

Simbolo di Napoli, della “napoletanità” e della cucina partenopea nel mondo, la pizza è uno dei piatti più buoni che si possano mangiare nella propria vita! Impossibile non gustarla durante la propria vacanza a Napoli. Diciamo subito una cosa: mangiare una pizza a Napoli non è come mangiarla in qualsiasi altra parte d’Italia o del mondo. In città la pizza ha un sapore e un odore diverso. La “leggenda” vuole che il segreto sia l’acqua, un po’ come il caffè. La verità è che non ha senso neppure chiedersi il segreto della pizza: l’importante è solo sedersi ad un tavolo di una delle tantissime pizzerie di Napoli e godersi la meravigliosa pizza napoletana!

Riconosciuta come Specialità tradizionale garantita della Comunità Europea, la pizza napoletana ha caratteristiche peculiari: di forma tonda e dalla pasta morbida, presente il cornicione rigonfiato e dai bordi alti; è inoltre cotta rigorosamente in forno a legno e nella preparazione non è previsto l’uso di grassi ma soltanto di acqua, farina, lievito e sale. Inoltre, la pizza verace napoletana ha un rigoroso disciplinare che prevede l’utilizzo di prodotti scelti e di altissima qualità: dal pomodoro alla mozzarella, dal fior di latte al basilico, il condimento è di fondamentale importanza per la bontà della pizza.

Le varianti sono davvero tantissime e qui basta affidarsi al proprio gusto e ai propri sensi. Vi consigliamo di assaggiare la “regina delle pizze”, la Margherita, sia con provola affumicata campana che con la mozzarella di bufala. La più stretta tradizione prevede, oltre alla Margherita, la Marinara con pomodoro, aglio, origano e olio extravergine di oliva. Ottime sono anche il Ripieno (che alcuni chiamano Calzone) che ha come ingredienti pomodoro, provola, formaggio grattugiato, ricotta e (a scelta) salame o prosciutto cotto; può essere cotto al forno oppure fritto; la Capricciosa con funghi e carciofini, la Diavola con il salame piccante. Ma ogni pizzeria ha le proprie varianti e potete essere voi stessi a proporre al pizzaiolo una nuova pizza da sperimentare: basta fornire al cameriere i propri ingredienti preferiti!

Dove mangiare la pizza a Napoli? C’è solo l’imbarazzo della scelta. Nel centro antico, e nelle sue immediate vicinanze, vi sono alcuni tra i pizzaioli più famosi al mondo: Sorbillo, Starita, Il Presidente, Brandi (il locale dove fu inventata la Margherita in onore della Regina Margherita di Savoia), da Michele, Di Matteo, Fresco, Lombardi, Mattozzi, Pellone, Trianon, 50Kalò. I prezzi, come ovvio che sia, variano in base al locale ed alla zona: tuttavia possiamo dire che la pizza mangiata a Napoli costituisce un pasto nutriente ed economico. Con l’aggiunta di una bibita sarà molto difficile superare i 15€.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:52

Piccolo quartiere a metà tra il centro storico e l’area orientale della città (l’ex zona industriale), Mercato è uno dei meno estesi di Napoli. Insieme a Pendino, Avvocata, Montecalvario, Porto e San Giuseppe, forma la seconda municipalità del comune. Gli assi viari principali sono Via Vespucci e Corso Lucci – non lontani dalla stazione centrale – mentre la maggior parte della popolazione abita nei vicoli e nelle piccole vie che intersecano le due strade più importanti.

Dal punto di vista dei trasporti Mercato è ben connesso sia con il centro che con la provincia: la stazione di Napoli Centrale confina con il quartiere e da qui partono anche diverse compagnie ed autolinee di bus che collegano Napoli con il resto della regione. Inoltre a poche centinaia di metri si trova il porto, con gli imbarchi per le isole del Golfo e per altre destinazioni italiane ed estere.

Il nome del quartiere deriva dal fatto che i re angioini decisero di trasferire il mercato cittadino, precedentemente ubicato in piazza San Gaetano, nell’attuale Piazza del Mercato. Questa non fa geograficamente parte del quartiere ma le sue vicende ne sono strettamente legate. L’attrazione storico-architettonica più importante del Mercato è Porta Nolana. Si tratta di un antico bastione aragonese eretto nel XV secolo in stile rinascimentale. E’ un arco a tutto sesto in marmo incastonato tra due torri in piperno. A due passi dalla porta si trova l’omonima stazione ferroviaria della Circumvesuviana che consente di raggiungere, tra gli altri, i comuni di Pompei, Ercolano, Stabia, e le meravigliose località della penisola sorrentina.

Altro importante edificio storico presente nel quartiere è la Caserma di Cavalleria Borbonica. Voluto da Carlo III è stato progettato e realizzato tra il 1757 e il 1759 da Luigi Vanvitelli – di lui si ricorda la magnifica Reggia di Caserta -, il palazzo costituisce uno dei gioielli del barocco napoletano.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:51

Montecalvario è un pezzo importante del centro di Napoli ed una fetta di quella più popolare e turistica. Seconda municipalità cittadina, confina con i quartieri Chiaia, San Ferdinando, Vomero (lungo il corso Vittorio Emanuele), San Giuseppe e Avvocata. Montecalvario ha subito molte modifiche strutturali che hanno riguardato soprattutto la trasformazione di aree destinate al verde in palazzi ed edifici. La necessità di abitazioni si rese indispensabile dal Seicento in poi quando la popolazione napoletana cresceva in maniera sensibile. Nei decenni precedenti il quartiere aveva subito una radicale trasformazione grazie a Don Pedro de Toledo che fece costruire l’attuale Via Toledo e riqualificò dal punto di vista urbanistico tutta l’area circostante.

La struttura spagnola resiste nonostante il sovraffollamento del quartiere. Montecalvario è un vero e proprio bazar a cielo aperto dove si vive nei famosi “bassi” e si respira l’aria più autentica di Napoli. Non è un caso che buona parte del quartiere inglobi i “Quartieri Spagnoli”. Rione storico e popolare, era in origine il luogo dove risiedevano i soldati spagnoli, sia coloro che dovevano badare all’ordine pubblico in città che quelli in procinto di partire per guerre e spedizioni al di fuori del Regno. L’area – che si estende alle spalle di Via Toledo in direzione opposta al mare – è oggi una delle più caratteristiche ed amate dai turisti, con i suoi vicoli stretti, i “panni stesi” tra un palazzo e l’altro, le tantissime (ed ottime) pizzerie e friggitorie.

Altra via famosa e popolare di Montecalvario è la Pignasecca. Si tratta di una strada irregolare che da Piazza Carità – sempre sulla centrale Via Toledo – conduce fino alla fermata della Cumana di Montesanto ed alla stazione di Montesanto della linea 2 (da qui parte anche la funicolare verso il quartiere collinare del Vomero). Sulla Pignasecca si affacciano negozi di ogni tipo, botteghe artigiane e bancarelle dalle quali esplode il vociare tipico dei venditori napoletani.

Il sentimento popolare partenopeo vive anche nei tanti edifici religiosi e luoghi di culto che caratterizzano il quartiere: la Chiesa di Sant'Anna di Palazzo che custodisce opere di Domenico Vaccaro, la chiesa di Santa Maria della Concezione a Montecalvario, uno degli esempi più interessanti dell'architettura napoletana del Settecento, la chiesa di San Carlo alle Mortelle punto di riferimento dell'arte barocca in città. Ed ancora: Chiesa di Santa Maria della Concordia con la splendida facciata settecentesca, la chiesa di Santa Maria delle Grazie il cui altare fu realizzato da Giuseppe Sammartino, autore del magnifico Cristo Velato, e la neoclassica Chiesa di Santa Teresella degli Spagnoli.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:51

Compreso nella seconda municipalità insieme ad Avvocata, Montecalvario, Mercato, San Giuseppe e Porto, il Pendino è un piccolo quartiere della zona est del centro di Napoli. Confinante con Porto, Mercato, San Lorenzo e San Giuseppe, il quartiere ha origini greche come dimostrano i resti delle mura situate nell’attuale piazza Vincenzo Calenda. Anche i romani abitarono in questa parte di Napoli: in vico dei Mannesi, i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale fecero emergere un complesso termale.

Oggi il Pendino si sviluppa intorno ad alcune importanti arterie stradali: Corso Umberto I (che collega Piazza Garibaldi e la stazione ferroviaria con il centro turistico della città), Via Duomo, la strada lungo la quale si trova la Cattedrale di Napoli, e Corso Garibaldi, una lunga strada che collega la stazione con Piazza Carlo III dove si trova il Real Albergo dei Poveri. Inoltre all’interno del Pendino si trovano piazze centrali nella storia della città – come Piazza Mercato e Piazza Nicola Amore su Corso Umberto I.

Il quartiere è parte del centro storico napoletano e condivide con esso i tanti piccoli vicoli e stradine, quel labirinto di viuzze che caratterizzano il reticolato partenopeo. E’ facilmente raggiungibile grazie alle fermate di Piazza Garibaldi linea 1 e 2 e ai numerosi autobus che lo attraversano. L’uscita della tangenziale più vicina è Corso Malta.

Pendino è uno dei quartieri più ricchi di architettura d'epoca e, in particolare, di suggestivi edifici religiosi. Tra tutti citiamo la Basilica santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore, una delle più grandi basiliche di Napoli, esempio unico del Barocco napoletano. Situata in Piazza Carmine – adiacente a Piazza Mercato, teatro di alcuni dei più importanti avvenimenti della storia della città – l’edificio religioso presenta uno splendido campanile da cui si gode di una meravigliosa vista su Napoli, e custodisce importanti opere realizzate dai principali artisti partenopei come Luca Giordano, Santafede, De Mura oltre a Mattia Preti. Nella basilica si trovano le spoglie di alcuni partecipanti della famosa Rivoluzione Napoletana del 1799, stroncata nel sangue.

Fra gli altri edifici religiosi del quartiere Pendino meritano una visita la Basilica della Santissima Annunziata Maggiore con accanto la “Ruota degli Esposti”, il buco dove venivano abbandonati i bambini poveri, l’amata Chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato e la Chiesa dell'Immacolata Concezione e San Gioacchino. Molto bella è Piazza Mercato – luogo della decapitazione di Corradino di Svevia -, ornata da due settecentesche fontane-obelischi e dalla fontana dei Delfini da dove, secondo la leggenda, Masaniello arringava la folla.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:50

Porto è uno dei quartieri meno popolosi di Napoli. Parte della seconda municipalità del comune, è proteso da una parte verso il mare mentre dall’altra confina con i quartieri San Ferdinando, Pendino e San Giuseppe. Esso costituisce l’ampliamento dell’originario perimetro greco romano della città verso il litorale. Questa parte è senza dubbio la più affascinante dal punto di vista turistico con le sue casette basse e popolari affacciate su strade strette, le botteghe artigiane e le attività commerciali. Ma da quello storico ed architettonico, le maggiori attrazioni del quartiere Porto si trovano nella sua parte interna.

Si tratta in particolare di tre insediamenti religiosi - San Giovanni Maggiore, Gesù Vecchio e Donnaromita. La prima è una delle basiliche più importanti di Napoli: la sua costruzione è iniziata nel VI secolo e custodisce, di questo periodo, l’abside con l’altare paleocristiano. La seicentesca Basilica santuario del Gesù Vecchio è in stile barocco e presenta interessanti opere tra cui spicca la tela raffigurante san Luigi Gonzaga, opera di Battistello Caracciolo. Infine la Chiesa di Santa Maria Donnaromita, ad oggi sconsacrata, presenta al suo interno le tipiche forme del rinascimento napoletano.

Una parte del quartiere Porto è assorbita dalle università napoletane. Lungo Via Mezzocannone – la strada che collega Piazza San Domenico Maggiore con Corso Umberto – si trovano infatti le sedi delle principali facoltà. Ciò fa di Porto uno dei quartieri più vivi di Napoli con la presenza di numerosi studenti che provengono non solo dalla città ma anche dalle province e dalle regioni vicine. L’”indotto universitario” è altrettanto ricco con bar, punti di ristoro, locali e librerie. Inoltre il quartiere costituisce anche il punto di arrivo di tantissimi turisti: proprio al di là di Corso Umberto c’è Via Nuova Marina con il Molo Immacolatella Vecchia, luogo di approdo di navi da crociera, imbarcazioni ed aliscafi.

Il quartiere Porto è raggiungibile con bus provenienti sia dalla zona ovest della città che dal centro (l’Alibus compie un percorso circolare aeroporto-stazione ferroviaria-porto). La fermata della metropolitana più vicina è Università (linea 1) situata in Piazza Bovio, sede del Palazzo della Borsa. La stazione fa parte delle “stazioni dell’arte”: progettata dall'architetto Alessandro Mendini e dal designer Karim Rashid, presenta particolari sculture, giochi ottici e luminosi lungo le banchine.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:49

Una delle passeggiate più belle che si possano fare a Napoli è quella che attraversa Posillipo, il quartiere più ricco ed elegante di Napoli. Si trova in collina e da esso si gode dei più bei panorami sul golfo di Napoli e sul mare che bagna la parte occidentale della città, quella che da Bagnoli conduce fino a Pozzuoli. Raggiungere Posillipo è piuttosto facile: un’alternativa è l’autobus che parte dalla stazione di Campi Flegrei (linea 2) o dalla vicina fermata di Mostra (linea Cumana). L’autobus conduce a Capo Posillipo, punto di partenza ideale per scoprire tutte le bellezze del quartiere e per regalarsi una giornata di relax. La seconda opzione è la funicolare Mergellina-Via Manzoni che parte vicino la fermata della linea 2 di Mergellina. Bisogna scendere all’ultima fermata: Via Manzoni è l’arteria che taglia Posillipo.

Se si sceglie la prima soluzione, ci si trova a due passi dal parco Virgiliano, uno dei polmoni di Napoli. L’area verde consente di ammirare da una parte il golfo di Pozzuoli, Ischia e Procida e dall’altra la costiera sorrentina e Capri: uno spettacolo unico. Luogo di jogging e di svago per i più piccoli – all’ingresso del parco c’è uno spazio giochi – il parco è l’ideale per una rilassante passeggiata. Inoltre esso ospita la tomba del poeta Virgilio, l’area archeologica di Pauslypon con la splendida Grotta di Seiano, e il Parco Sommerso di Gaiola, area marina protetta. Queste ultime due sono visitabili con appositi tour.

Il Virgiliano si spinge dalla collina fino al mare: non lontano si trova infatti la zona balneare di Marechiaro, una delle più affollate durante le calde giornate estive napoletane. Ma in bassa stagione è incredibilmente affascinante passeggiare sulla sabbia e immergere i piedi nelle limpide acque che bagnano questa parte di Napoli.

La bellezza di Posillipo non si esaurisce qui ma offre ai propri turisti altri scorci e paesaggi da sogno. In particolare sono quelli che si godono da Via Petrarca, dai belvedere di Via Manzoni, da Via Orazio e Via Catullo. Da una parte il mare azzurro, il Castel dell’Ovo ed il Vesuvio, dall’altra eleganti palazzi e ville dove vivono i ricchi napoletani. La bellezza di questa parte di Napoli è stata cantata e celebrata da poeti e scrittori e basta affacciarsi dalla vie panoramiche per rendersene conto. D’altronde Posillipo per i romani era il luogo dell’otium mentre per i greci era "la tregua dal pericolo" o "che fa cessare il dolore": questo è il significato letterale di Pausilypon e possiamo garantire che mai nome fu più adatto.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 14:49

Secondo quartiere per numero di abitanti, San Carlo all’Arena si estende dal centro fino all’estrema periferia nord orientale di Napoli confinando, tra gli altri, con i quartieri San Lorenzo, Stella, Vicaria e Arenella. Il suo nome è legato a quello dell’omonima chiesa situata su Via Foria, la lunga strada che, in direzione opposta al cuore del quartiere, arriva fino al Museo Archeologico Nazionale. Da Via Foria si raggiungono facilmente due delle principali attrazioni del quartiere: l’Orto Botanico e il Real Albergo dei Poveri, entrambi piuttosto vicini. Il primo – parte della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università Federico II – è una struttura di 12 ettari che ospita circa 9.000 specie vegetali e quasi 25.000 esemplari. Fondato nel 1807 per volere di Giuseppe Bonaparte, presenta numerose aree espositive e serre.

Il Real Albergo dei Poveri è un immenso ed elegante edificio affacciato su Piazza Carlo III. Si tratta di una delle più grandiose costruzioni del Settecento in Europa, con un prospetto di circa 100 metri maggiore rispetto alla Reggia di Caserta. Fu il re Carlo III a decretarne la costruzione: il palazzo, commissionato all’architetto Ferdinando Fuga, doveva accogliere e rieducare i poveri del Regno che si recavano a Napoli. Rimasto incompiuto a causa degli elevati costi e della Rivoluzione Napoletana del 1799, continuò la sua opera caritatevole nonostante, per molti cittadini, iniziò sempre di più a rappresentare una sorta di carcere, luogo da cui era impossibile uscire. La struttura ospita circa 430 stanze, alcune delle quali alte ben 8 metri.

Da Piazza Carlo III, proseguendo lungo Via Arenaccia, si arriva ai Ponti Rossi, un tratto di acquedotto di epoca claudia in tufo e laterizi di colore rosso. Da qui si raggiunge facilmente la zona di Capodimonte con il suo meraviglioso bosco ed il Museo, uno dei più importanti della città di Napoli. Tiziano, Ribera, Mattia Preti, Battistello Caracciolo, Caravaggio, Luca Giordano sono solo alcuni degli artisti le cui opere sono presenti nelle sale museali. Di fronte al bosco di Capodimonte c’è l'Osservatorio Astronomico, centro di ricerca permanente nel quale vengono condotti studi astronomici ed astrofisici. Punto di riferimento culturale e scientifico in città, fu aperto nei primi dell’Ottocento ed include numerosi laboratori e sale per la formazione. Infine da non perdere nel quartiere di San Carlo all’Arena è la Chiesa di Sant'Eframo Vecchio, convento di cappuccini del XIII secolo.

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