iten

Monumenti

Palazzi più importanti

Palazzi più importanti (6)

Martedì, 26 Aprile 2016 15:30

Il palazzo Arcivescovile è situato in largo Donnaregina 22, affacciato sulla piazza dove si trova il Duomo di Napoli. Eretto per la prima volta tra il 1389 e il 1410, per volontà del cardinale ed arcivescovo della città Enrico Capece Minutolo – lo stemma della sua famiglia campeggia ancora oggi sul portone principale -, l’edificio sorge sulle rovine di una basilica paleocristiana. L’aspetto attuale è frutto del genio del cardinale Ascanio Filomarino il quale, nel periodo che va dal 1643 e il 1650, decise di intervenire sull’edificio modificandolo dal punto di vista strutturale.

Le variazioni, affidate all'architetto bolognese Frà Bonaventura Presti, riguardarono l’ampliamento longitudinale generale dell’edificio, l’abbattimento di alcune case poste troppe vicine al Palazzo Arcivescovile e la costruzione di tre nuovi portali in piperno. Ognuno di questi mostra un epigrafe in ricordo dei lavori voluti dal cardinale mentre quello centrale è sormontato dalla statua di San Gennaro, santo patrono di Napoli, realizzata da Giulio Mencaglia. Il portale di sinistra è collegato con la zona settentrionale del Duomo.

L’interno è decisamente suggestivo. Sulla parte destra sono visibili resti architettonici risalenti all’epoca paleocristiana, tra cui delle colonne che sorreggono degli archi appartenuti probabilmente alla precedente basilica di San Lorenzo ad Fontes. Inoltre spiccano un calendario marmoreo del IX secolo e una serie di rilievi del XII secolo. Meritano particolare attenzione gli affreschi realizzati da Giovanni Lanfranco nel corso del XVII secolo: questi era uno degli artisti preferiti dal Filomarino ed abbellì il Palazzo Arcivescovile con tele e dipinti raffiguranti soprattutto paesaggi.

Il Palazzo Arcivescovile di Napoli è facilmente raggiungibile. Le fermate metro più vicine sono Museo (linea 1) e Piazza Cavour (linea 2) mentre dalla stazione centrale è sufficiente prendere uno dei tanti bus che va in direzione di Piazza Vittoria e scendere in Piazza Nicola Amore. A piedi dal centro storico basta superare Piazza del Gesù Nuovo e Piazza San Domenico Maggiore e proseguire lungo Via San Biagio dei Librai o Via dei Tribunali; entrambe sbucano su Via Duomo, nei pressi del Palazzo Arcivescovile.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:30

Palazzo Calabritto si trova in una delle zone più eleganti di Napoli: posto al confine tra i quartieri Chiaia e San Ferdinando, nella strada che porta lo stesso nome dell’edificio, è adiacente a Piazza dei Martiri. Il Palazzo presenta due ingressi: uno da Via Calabritto, 20 e l’altro da Piazza dei Martiri, 30. Prima di essere acquistato dal duca di Calabritto, l’edificio era in possesso di una confraternita di monaci. Nella prima metà del Settecento la bellezza del Palazzo divenne oggetto del desiderio di re Carlo III di Borbone che lo acquistò ma non ne completò i lavori. Questi furono ultimati da Francesco duca di Calabritto che, riacquistato l’edificio familiare dai reali, lo fece ristrutturare da Luigi Vanvitelli, uno dei più importanti architetti del tempo, autore della magnifica Reggia di Caserta.

Gli interventi del Vanvitelli si concentrano in particolare sui portali di ingresso e sulla facciata che venne completamente rifatta. Il portale a cui si accede dalla piazza venne fiancheggiato da due colonne e altrettanti pilastri, una struttura che sorregge il piano nobile. Furono risistemate anche le sovrastanti finestre, mentre il basamento presentava gli ingressi delle botteghe. La particolarità del portale su via Calabritto è invece rappresentata dalle colonne che terminano con teste femminili decorate con ghirlande. Anche la parte interna fu interessata dai lavori del Vanvitelli: egli costruì il cortile con doppio atrio e la scalinate che conducono ad un terrazzamento con vista sul magnifico golfo di Napoli.

Il Palazzo non è stato abitato soltanto dai duchi di Calabritto. Esso vide la presenza di personaggi di grande importanza per la storia, la politica e l’economia napoletana come Gioacchino Murat, i patrioti e militari Florestano e Guglielmo Pepe, oltre ai giuristi Bruno Gaeta e Alberto Marghieri (in onore di quest’ultimo è presente un’epigrafe posta sulla facciata dalla parte della piazza). Inoltre il primo piano dell’edificio fu per alcuni anni ceduto alla Chiesa Anglicana che lo utilizzò per le proprie funzioni religiose. Per arrivare a Palazzo Caracciolo basta raggiungere Piazza Vittoria. Quest’ultima è ben collegata al centro di Napoli con bus e con il tram mentre dalla parte occidentale della città vi sono numerosi autobus che vi sostano. Da Piazza Vittoria bisogna percorrere l’elegante Via Calabritto, strada di griffe e boutique d’altra moda che sbuca in Piazza dei Martiri.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:29

Palazzo Caracciolo di Avellino è un edificio monumentale situato in Largo Proprio d’Avellino, a due passi dal Duomo di Napoli e da Largo Donnaregina. Pregevole esempio di architettura rinascimentale e barocca a Napoli, fu eretto nella seconda metà del XIV secolo. Da sempre fu sede di importanti incontri durante i quali si riunivano medici, letterati, teologi e avvocati. L’edificio fu quindi uno dei punti di riferimento culturali in città. Passò nella mani dei Caracciolo, principi di Avellino, alla fine del Seicento dopo che, con il matrimonio tra Lucrezia de Rossi e Giovabattista Caracciolo, l’edificio fu in comproprietà tra le due potenti famiglie.

Il primo restauro di Palazzo Caracciolo fu in realtà a carico della famiglia de Rossi alla quale fu richiesto, nel 1522, di abbattere un cavalcavia pedonale. In cambio le autorità abbassarono il livello stradale di vicolo San Petrillo e concessero ai de Rossi la possibilità di creare degli alloggi per studenti, così da poter intraprendere questa attività economica. Altri interventi strutturali vennero realizzati tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, dopo che fu risolta una disputa sulla proprietà tra i Caracciolo e Torquato Tasso. Il poeta, scrittore e drammaturgo, figlio di un appartenente alla famiglia de Rossi, aveva avanzato pretese sull’edificio che tuttavia fu definitivamente acquistato dai principi di Avellino nel 1596.

Nello stesso anno iniziarono i lavori di ammodernamento del Palazzo che si conclusero nel 1616. Al termine, l’edificio mutò la propria struttura in maniera sostanziale. Palazzo Caracciolo fu al centro di importanti avvenimenti storici della città di Napoli: fu infatti teatro di scontri durante i tumulti popolari conseguenti alla rivolta guidata da Masaniello.

Il modo più semplice per raggiungere Palazzo Caracciolo di Avellino è servirsi della metropolitana – linea 1 Museo o linea 2 Cavour. In alternativa vi sono numerosi bus che dal centro e da Piazza Vittoria percorrono Corso Umberto I e sostano in Piazza Nicola Amore. Da qui bisogna risalire lungo Via Duomo, superare la Cattedrale di Napoli e svoltare sulla propria sinistra imboccando strada dell’Anticaglia. A piedi dal centro storico basta percorrere via dei Tribunali e girare a sinistra per vico Gerolomini o vico Giganti.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:29

Il palazzo Caravita di Sirignano si trova in via Rione Sirignano 4, ad angolo con la Riviera di Chiaia, a due passi dalla bellissima Villa Pignatelli. Fu il primo edificio ad essere eretto lungo la splendida ed elegante strada di Napoli che costeggia la Villa Comunale e si affaccia a mare. L’edificio venne infatti costruito nella prima metà del XVI secolo per volere del marchese della Valle don Ferdinando Alarçon, un generale spagnolo al servizio di Carlo V. Completato nei decenni successivi, il palazzo cambiò molte proprietà: nel 1675 fu residenza del vicerè d’Astorga prima di passare alla famiglia Mendoza e poi al principe Caracciolo di Torella.

Agli inizi dell’Ottocento fu ristrutturato prima da Antonio Annito e successivamente da Fausto Niccolini. In questo periodo l’edificio era abitato dal Principe Leopoldo delle Due Sicilie, Conte di Siracusa, che ne fece uno dei centri culturali più vivi di Napoli: polo d’attrazione per la nobiltà partenopea, fu fulcro della diffusione di idee liberali in città. Gli ultimi due passaggi di mano furono quelli del barone Compagna dei Principi di Marsiconovo ed infine di Giuseppe Caravita, principe di Sirignano che acquistò il palazzo che ancora oggi porta il nome della sua famiglia nel 1884.

Il principe affidò i nuovi lavori di ammodernamento all’architetto Ettore Vitali. Questi aggiunse una seconda torre a quella già esistente, e modificò l’originaria struttura lottizzando il grande parco verde antistante l’ingresso all’edificio. Quest’area, grande ben 14mila mq era stata per decenni utilizzata per rilassanti passeggiati e interpretazioni artistiche e teatrali dai nobili abitanti. Le variazioni apportate impreziosirono il palazzo già molto suggestivo grazie in particolare alle decorazioni floreali presenti nelle lunette che sovrastano finestre e balconi. Negli ultimi decenni è stato sede della compagnia di navigazione Tirrenia che vi ospitava un'originale collezione d'arte dedicata al tema del mare in cui spiccavano opere di Mario Sironi ed Emilio Greco.

L’edificio è facilmente raggiungibile grazie ai tantissimi mezzi pubblici, in particolare gli autobus, che transitano lungo la Riviera di Chiaia, provenienti sia dal centro che dalla zona ovest di Napoli. Le fermate della metropolitana più vicine sono Mergellina e Piazza Amedeo (linea 2).

Martedì, 26 Aprile 2016 15:28

Situato lungo la Riviera di Chiaia, una delle strade più belle di Napoli, Palazzo Cellamare è un antico e prezioso edificio nobiliare della città partenopea. Posto non lontano da Villa Pignatelli e da Palazzo Caravita di Sirignano, Palazzo Cellamare fu eretto all’inizio del Cinquecento e restaurato, pochi anni dopo, secondo i canoni stilistici dell’epoca. L’edificio è di grande importanza storica per la città di Napoli poiché venne prima assalito dal popolo durante la rivolta di Masaniello (1647) e poi, nel 1656, divenne lazzaretto durante l'epidemia di peste che colpì duramente Napoli. Dunque la storia del palazzo e della città si intrecciano inevitabilmente.

Fu nel 1722 che l’edificio entrò in possesso dei principi di Cellamare: venne infatti acquistato da Antonio Giudice. Come primo atto il principe affidò al famoso architetto Ferdinando Fuga la sua ristrutturazione ed ampliamento che si concretizzarono nel nuovo portale d’ingresso, costruito nel tipico stile barocco napoletano, e nella cappella del Carmelo posta al pianterreno. Ma Fuga non fu l’unico ad intervenire in maniera strutturale sul palazzo: prima di lui - tra il 1668 ed il 1670 - l'architetto Francesco Antonio Picchiatti effettuò alcuni lavori interni, mentre Giovan Battista Manni creò il suggestivo scalone monumentale. Quest’ultimo si raggiunge attraverso un portale a linee spezzate opera di Ferdinando Sanfelice, mentre molto vivaci sono le decorazioni dei saloni interni realizzate da pittori locali.

Da riferire sono diverse illustri personalità che abitarono nel palazzo. Si tratta di Giacomo Casanova che cita l’edificio all’interno di una sua opera, Goethe che vi soggiornò durante uno dei suoi viaggi nell’amata Italia, Torquato Tasso e Michelangelo Merisi il Caravaggio, anche lui molto legato a Napoli ed alla Campania. Sia Goethe che Casanova frequentarono il palazzo grazie alla presenza di Michele Imperiali, principe di Francavilla, ed affittuario dello stabile per alcuni anni. Fu proprio grazie ad Imperiali che il palazzo visse un periodo di splendore sia culturale che paesaggistico, poiché egli fu l’ideatore di una ristrutturazione dell’ampio giardino che si trova alle spalle dell’ingresso principale.

Palazzo Cellamare è facilmente raggiungibile: vi sono molti bus che passano per la Riviera di Chiaia, mentre chi preferisce la metropolitana, può utilizzare la linea 2 e scendere a Mergellina o Piazza Amedeo. Da entrambe dovrà percorrere alcuni minuti a piedi.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:28

Palazzo Fabrizio Colonna si trova in via Mezzocannone 8, la strada del centro storico in cui vi sono molte istituzioni universitarie cittadine. La via è ancora oggi un’arteria molto importante poiché collega il Corso Umberto I con la bellissima Piazza San Domenico Maggiore. L’edificio fu eretto agli inizi nel XV secolo: fu Artusio Pappacoda, consigliere e siniscalco di re Ladislao, a volerne la costruzione per la sua famiglia. Come per molti altri palazzi monumentali di Napoli, anche il Colonna cambiò molte volte proprietà: dai Pappacoda passò al conte Orso de Orsinis di Nola, poi a Giulio Orsini, finchè nel 1496, fu di nuovo un Pappacoda a rientrane in possesso, l’erede Troiano.

I Colonna entrarono in gioco quando gli Aragonesi tornarono sul regno di Napoli. I reali affidarono l’edificio a Fabrizio Colonna, per poi essere ereditato dai suoi figli e nipoti che tuttavia lo snobbarono. Ancora passaggi di proprietà e illustri personalità caratterizzarono la vita del palazzo fino al XIX secolo quando fu nella disponibilità della famiglia Mirra e dei discendenti della famiglia Piscopo. Proprio in questo periodo si decise una completa ristrutturazione dell’edificio che comportò l’abbattimento di buona parte di esso.

In origine infatti il palazzo era costituito da un piano terra porticato con decorazioni in piperno e da un primo piano terminante in una cornice rinascimentale. Gli interventi strutturali comportarono una modifica dello stesso che si tradusse nell’innalzamento dell’edificio fino a costituire due piani, nella trasformazione delle finestre in balconi e nella chiusura del portico sottostante, area destinata ad abitazioni e officine per i lavoratori della seta. Della struttura originaria resta l’antico portale su cui ancora oggi si possono notare le incisioni degli stemmi della famiglia Colonna. Oggi il palazzo presenta due corpi di fabbrica: uno più piccolo nel cortile interno ed un altro, molto più vasto, che si affaccia su via Mezzocannone.

La strada è facilmente raggiungibile dal centro di Napoli. Basta prendere un qualsiasi autobus che transita per il Corso Umberto I e scendere all’incrocio con via Mezzocannone. Le fermate di metropolitana più vicine sono quelle di Montesanto (linea 1 e ferrovia Cumana) e Museo (linea 1) ma da qui è necessaria una passeggiata di circa 15 minuti per arrivare al palazzo.

Rent a Bed sas di Maurizio Tiso & C.

Via Marino e Cotronei, 10 c/o studio Cima
80128 - Napoli
Partita Iva: 07513130638

Info e Contatti

L'ufficio è aperto da Lunedi a Venerdì Orario: 9.00-18.00. Sabato e domenica è possibile contattarci via mail: info@rentabed.com

  • Tel. +39 392 3174864
  • Tel. +39 320 1107764

Seguici sui Social