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Chiese più Importanti

Chiese più Importanti (14)

Martedì, 26 Aprile 2016 15:27

La chiesa di San Giovanni a Carbonara si trova in Via Carbonara non lontano dalla stazione centrale e dal Duomo. Eretta nel 1343 in stile gotico, in realtà numerose modifiche e rimaneggiamenti successivi ne fanno uno dei massimi esempi di architettura rinascimentale a Napoli. La chiesa è di fatto frutto di una sovrapposizione di più strutture: l’attuale edificio sorge infatti sulle rovine della trecentesca cappella di Santa Monica, sulla cinquecentesca cappella Seripando e sui resti della chiesa della Consolazione a Carbonara, databile intorno al Settecento.

Alla chiesa di San Giovanni a Carbonara vi si accede tramite una scenografica scala in piperno a doppia rampa realizzata da Ferdinando Sanfelice nel 1707 circa. La scalinata ebbe lo scopo di livellare l’edificio alla strada, consentendone un agevole accesso da tutte le strade che la intersecavano. Superato il portone la chiesa si mostra a croce latina con un'unica navata rettangolare con sei cappelle.

Nella zona absidale spicca il monumento funebre a re Ladislao, colui che volle ampliare nel Quattrocento la struttura originaria dell’edificio. Il re aveva espresso il desiderio di essere sepolto proprio in San Giovanni a Carbonara. Tra le cappelle più belle spiccano quelle di Caracciolo di Vico e di Caracciolo del Sole, la prima realizzata dai più importanti scultori napoletani del Cinquecento, la seconda lavorata da artisti toscani. Tra le altre opere presenti nella chiesa da sottolineare il sepolcro di Antonio Miroballo, opera di Lorenzo Vaccaro, e il sepolcro di Ruggero Sanseverino di Andrea Ciccione.

La cappella Miroballo è un altro piccolo gioiello dell’edificio religioso: dedicata a San Giovanni Battista, presenta una complessa decorazione e numerose statue realizzate da artisti lombardi. Segue la cappella Recco che ospita un bellissimo presepe quattrocentesco: parte delle figure pastorali sono state trasferite al Museo Nazionale di San Martino ma, nel periodo natalizio, è d’obbligo visitare questa cappella: si resta a bocca aperta di fronte alla precisione dei pastori ed alla maestria degli artigiani che le hanno realizzate.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:26

Il complesso dei Girolamini è stato dichiarato a metà dell’Ottocento Monumento Nazionale. Ciò rende bene l’idea della maestosità della struttura e della ricchezza delle opere d’arte che in esso sono custodite. Il complesso è formato da una chiesa con impianto architettonico di tipo basilicale, una prestigiosa quadreria, una ricchissima biblioteca (la più antica tra quelle pubbliche a Napoli e seconda in Italia), due chiostri monumentali e l'oratorio dell'Assunta. Si tratta di straordinarie bellezze, assolutamente da non perdere durante un soggiorno a Napoli.

Il complesso si trova in Via Duomo 142, proprio di fronte alla Cattedrale di Napoli. E’ facilmente raggiungibile grazie alle stazioni metro di Cavour (linea 2) e Museo (linea 1). Dalla stazione centrale di Napoli basta prendere un qualsiasi autobus che percorre Corso Umberto I, e scendere alla fermata di Piazza Nicola Amore: da qui parte, in salita, Via Duomo. Dopo circa 10 minuti a piedi si arriva ai Girolamini. Gli orari di apertura sono: lunedì - venerdì 8.30 - 19.00; sabato e domenica 8.30 - 14.00; mercoledì chiuso. Il costo del biglietto è di €5; la prima domenica del mese di entra gratis. Sono visitabili la chiesa, i chiostri e la pinacoteca, ma non la biblioteca.

I Girolamini, conosciuti anche come Oratoriani, sono i religiosi seguaci di San Filippo Neri che si insediarono in città alla fine del Seicento. Inizialmente si stabilirono in una piccola chiesa e in un convento. Queste strutture subirono una serie di lavori di ristrutturazione che portarono il complesso a quella attuale. L’esterno non impressione per magnificenza, anche perché lo sguardo di un visitatore viene inevitabilmente catturato dal Duomo, posto come detto proprio di fronte. Tuttavia spicca il magnifico gruppo scultoreo situato sopra il portone centrale, opere di Giuseppe Sanmartino, autore del meraviglioso Cristo Velato custodito nella Cappella Sansevero.

L’interno si presenta come tra i più vasti edifici di culto in città. Le undici cappelle sono decorate da artisti napoletani, toscani ed emiliani tra cui Guido Reni, Luca Giordano, Santafede, Pietro Bernini. Uno degli ambienti più suggestivi del complesso è la sagrestia. Situata dietro l’abside, presenta splendide porte dorate settecentesche decorate con i simboli della congregazione, ed un meraviglioso altare in marmo che ospita una pala di Guido Reni. Nella stanza attigua si trova la quadreria: frutto di donazioni di privati e di opere già presenti nel complesso monumentale, la pinacoteca custodisce opere di Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Francesco Solimena, Jusepe de Ribera, Luca Giordano, Guido Reni e Francesco Gessi.

La visita continua con i due chiostri. Il primo è maiolicato e venne realizzato su progetto di Giovanni Antonio Dosio, architetto operante nella seconda metà del Cinquecento; il secondo è detto degli Aranci: è di maggior dimensioni rispetto al maiolicato, e presenta coltivazioni di agrumi. Purtroppo, come già accennato, la biblioteca non è visitabile. Tuttavia è bene sapere che essa contiene ben 160mila tra volumi ed opuscoli, di cui 10.000 edizioni rare e manoscritti di pregio, e 5.000 che risalgono al Cinquecento. Un patrimonio di straordinaria importanza storica e letteraria.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:26

Affacciata su Piazza del Plebiscito, la basilica reale pontificia di San Francesco di Paola è considerata uno dei massimi esempi di architettura neoclassica in Italia. La sua costruzione fu decisa da Ferdinando I di Borbone che volle, in questo modo, ringraziare il Santo per la cacciata dei francesi di Gioacchino Murat e la restaurazione del regno borbonico avvenuta nel 1815. In questo stesso anno iniziarono i lavori dell’edificio religioso (la costruzione si concluderà circa 30 anni dopo) secondo il modello del Pantheon di Roma. La Basilica presenta una solenne rotonda di diametro 34 metri, coperta da una cupola alta m 53; quest’ultima è sostenuta da colonne corinzie in marmo con un giro esterno di pilastri. Ad essa vi si accede tramite una scalinata che la rialza rispetto a Piazza del Plebiscito.

L’atrio presenta una cappella per lato: quella di destra custodisce, tra le altre, una tela di Luca Giordano mentre la sinistra spicca per un altare in marmi policromi. Nella sacrestia sono presenti dipinti di Gaspare Landi e Antonio Campi. Il corpo centrale della chiesa ha forma rotonda e, sia sulla parte destra che sinistra, si aprono tre cappelle. L’altare maggiore è posto nell’abside: originariamente destinato alla chiesa dei Santi Apostoli, è stato disegnato da Ferdinando Fuga ed è realizzato in porfido. Molto curato dal punto di vista decorativo, è completato da un dipinto di Vincenzo Camuccini. Dal centro della basilica si può ammirare perfettamente la splendida cupola: riccamente decorata, è il simbolo stesso non solo dell’edificio religioso ma dell’intera Piazza del Plebiscito.

Ponendosi all’esterno di fronte alla basilica, spicca infatti proprio la cupola, alle spalle della quale vi sono numerosi palazzi che sorgono sulla collina di Pizzofalcone, nucleo originario dell’antica Neapolis. La Basilica di San Francesco da Paola è visitabile tutti i giorni dalle 7.30 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 18.00; nei giorni festivi l’orario è dalle 8.30 alle 12.30.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:25

La chiesa di San Domenico Maggiore è sotto un profilo storico, artistico e culturale tra le più importanti di Napoli. Situata nell’omonima piazza posizionata lungo il Decumano inferiore, è stata costruita tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo per volontà del re Carlo II d’Angiò. Eretta secondo i classici canoni dello stile gotico, ha subito nel corso dei secoli una serie di modifiche e ristrutturazioni che hanno alterato la struttura originaria. Ciò lo si può notare in particolare con gli interventi barocchi operati nel Seicento.

L’accesso alla chiesa non è, come si potrebbe immaginare, dalla piazza antistante ma da vicolo San Domenico. Una volta entrati salta all’occhio la vastità dell’edificio religioso: strutturata con una pianta a croce latina e tre navate, la chiesa si impone con la sua grandezza e per le numerose opere d’arte che custodisce: tele di Luca Giordano, Belisario Corenzio, Juesepe de Ribera, Domenico Vaccaro, Mattia Preti, Francesco Solimena.

C’è da dire che San Domenico Maggiore ospitava in passato opere che, per motivi diversi, sono state trasferite in musei e in altri luoghi d’arte. E’ il caso della meravigliosa “Flagellazione di Cristo” di Caravaggio e dell’”Annunciazione” di Tiziano (ora entrambe al Museo Nazionale di Capodimonte) e della “Madonna del Pesce” di Raffaello che si può ammirare al Museo del Prado di Madrid.

San Domenico Maggiore è in realtà un complesso religioso e monumentale. Oltre alla chiesa infatti, ci sono una serie di chiostri ed un convento. Quest’ultimo si sviluppa su tre piani, ma solo quello terra è aperto al pubblico: qui c’è un bellissimo chiostro delle statue e le sale di insegnamento dei domenicani; al primo piano vi sono le camere dei frati tra cui quella di Tommaso d’Aquino che vi dimorò insegnando teologia. Nel piano superiore vi sono altri ambienti privati dei frati; alcune sale custodiscono importanti tele, tra cui due di Mattia Preti. Oltre al già citato chiostro delle statue, il complesso di San Domenico Maggiore presenta anche il chiostro di San Tommaso, oggi adibito a palestra.

La chiesa si trova a due passi da altri edifici religiosi da non perdere durante un soggiorno a Napoli: la basilica e il chiostro maiolicato di Santa Chiara, la chiesa del Gesù Nuovo, la Cappella Sansevero e il Duomo, non molto distante.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:24

La Chiesa di San Gregorio Armeno si trova nel centro antico di Napoli, nell’omonima strada famosa per le botteghe artigiane che realizzano pastori, presepi e artigianato sacro, e che vengono prese d’assalto durante le festività natalizie. Gioiello dell’architettura barocca napoletana, la chiesa di San Gregorio Armeno è in realtà un complesso monumentale formato, oltre che dall’edificio religioso in sé, anche da un monastero e da un chiostro.

Le origini del complesso risalgono al X secolo quando un gruppo di monache in fuga da Bisanzio si stabilì in città e fondò la chiesa con il vasto monastero. La struttura venne completamente rifatta alla fine del XVI secolo ed ancora oggi l’edificio mantiene intatto il suo splendore: l’interno, caratterizzato dai colori verde e oro, è dominato da uno stupendo soffitto ligneo intagliato e dipinto alla fine del Seicento dal pittore fiammingo Teodoro d'Errico e dalla sua bottega.

Sopra l’ingresso spiccano gli affreschi di Luca Giordano, mentre l’altare maggiore, di Dionisio Lazzari, presenta splendide tarsie di pietre dure. Organi dorati e ricchissime forme barocche si sommano alle ricche opere d’arte presenti nella chiesa di San Gregorio Armeno. Tra le altre, meritano una menzione le tele raffiguranti le storie di S. Gregorio Armeno e Tiridate di Francesco Fracanzano (1635).

L’ultima cappella a destra espone le spoglie e le reliquie di Santa Patrizia. La santa è venerata dai napoletani tanto che la stessa chiesa è popolarmente chiamata con il suo nome. Tra l’altro a Santa Patrizia sono legate presunte doti miracolose: secondo la tradizione, i martedì e il giorno della festa della Santa, il 25 agosto, avverrebbe la liquefazione del suo sangue. L’evento, meno noto rispetto allo scioglimento del sangue di San Gennaro che avviene nel Duomo, è tuttavia molto sentito dalle monache che risiedono nell’adiacente convento.

Il monastero è dal punto di vista artistico un’opera unica: al ricchissimo arredo dell’atrio, si sommano panche marmoree e affreschi di Giacomo Del Po sulle pareti. Molto bello è anche il chiostro: iniziato nel 1572 da Giovan Vincenzo della Monica, è ancora oggi in eccezionale stato di conservazione. Caratterizzato da un panorama splendido sul golfo di Napoli, presenta al centro aiuole di agrumi, alberi da frutta, una fontana marmorea e statue a grandezza naturale raffiguranti L'incontro al pozzo di Cristo e della Samaritana (Matteo Bottigliero, 1733).

Martedì, 26 Aprile 2016 15:24

La Basilica di San Lorenzo Maggiore è tra gli edifici religiosi più antichi di Napoli. Situata in Piazza san Gaetano, sorge sull’area dove si trovavano l’Agorà greca, il foro romano ed una basilica paleocristiana risalente al VI secolo. La conseguenza di questa situazione è la complessa stratificazione che caratterizza l’area: al di sotto dell’attuale chiesa sono infatti visibili i resti di un mercato alimentare romano (macellum), di insulae ed edifici, oltre che della basilica paleocristiana. L’area archeologica è tutt’oggi visibile dall'adiacente convento che costituisce il museo dell'opera di San Lorenzo.

La basilica come la possiamo ammirare oggi è stata eretta nella seconda metà del XIII secolo quando re Carlo I d’Angiò diede un importante impulso alla costruzione sovvenzionandone i lavori. L’edificio è di impronta gotica e francescana: spicca l’abside, ritenuto unico in Italia ed uno degli esempi migliori di gotico francese. A partire dal XVI secolo, la basilica fu oggetto di interventi di restaurazione e rimaneggiamenti dovuti principalmente alla necessità di ripararne le parti danneggiate dai frequenti terremoti che colpirono Napoli, ed alle conseguenze di importanti episodi storici che interessarono la città. In particolare la facciata della chiesa fu totalmente rifatta nel 1742 così come alcune parti interne, ricostruite in stile barocco.

Tra le parti più belle della basilica di San Lorenzo Maggiore è d’obbligo annoverare il campanile di forma quadrata e a quattro piani. Il gotico e il barocco dominano nelle 9 cappelle presenti lungo le navate. Merita attenzione la “Madonna del Rosario”, dipinto di Massimo Stanzione, presente nella terza cappella di destra. Splendido è l'altare maggiore, opera di epoca rinascimentale tra le più belle presenti a Napoli: fu realizzato dallo scultore napoletano Giovanni da Nola.

Il complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore permette inoltre di ospitare eventi, mostre, incontri culturali e conferenze all'interno delle varie sale allestite: la Capitolare e la Sisto V presentano affreschi di Luigi Rodriguez risalenti all’inizio del Seicento, mentre il convento ospita un bellissimo balconcino realizzato da Lorenzo Vaccaro. Infine, adiacente alla Sala Capitolare, c’è il chiostro che ospitò anche Francesco Petrarca durante uno dei suoi viaggi a Napoli. L’attuale struttura risale al Settecento, costruita in sostituzione di quella trecentesca originaria. Al centro spicca il pozzo in marmo e piperno scolpito dall’artista Cosimo Fanzago.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:23

La Basilica di San Paolo Maggiore è uno dei più importanti luoghi di culto a Napoli. Situata in Piazza San Gaetano, nel cuore del centro antico napoletano, è stata eretta sui resti del tempio romano dei Dioscuri di cui resta una parte della facciata principale, e nell’area dove si trovata il Foro di Neapolis. Se la prima costruzione dell’edificio risale all’VIII secolo, l’attuale basilica è frutto delle trasformazioni avvenute nel Cinquecento. A queste seguirono una serie di modifiche ed abbellimenti che si concentrarono soprattutto nel Seicento e nel Settecento grazie agli interventi di Massimo Stanzione, Domenico Antonio Vaccaro e Francesco Solimena, tre fra i più importanti artisti della storia della Napoli moderna.

La basilica spicca grazie ad un’ampia scalinata a doppia rampa che la pone su una sommità. Ai lati della facciata – in cui, come detto, si trovano incorporate due colonne corinzie con resti di architravi dell’originario Tempio romano – si possono notare due nicchie con le statue dei Santi Pietro e Paolo. L’interno è a croce latina a tre navate (le laterali furono aggiunte in un secondo momento), e presenta tutte le caratteristiche di un edificio barocco: splendidi sono i rivestimenti in marmi policromi e la pavimentazione a intarsi marmorei.

Le navate laterali sono costituite da quattro cappelle l'una; ad esse si alternano altre piccole cappelle contenenti cicli di affreschi, stucchi, sculture, storici presepi e lapidi in marmo. Tra le opere più pregevoli dal punto di vista artistico vi sono gli affreschi di Massimo Stanzione del 1644, restaurati nell’800 dal Cammarano, nella volta della navata centrale; quelli di Francesco Solimena, realizzati intorno al 1689, nella Sagrestia; e la scultura marmorea “Angelo custode” del Vaccaro posta nella cappella Flasconi (navata sinistra). Da non perdere anche i due chiostri – uno grande e l’altro piccolo. Quest’ultimo è il più bello: presenta colonne di granito che appartenevano alla preesistente basilica paleocristiana, e al centro un pozzo; secondo una leggenda, qui c’era l’acqua più fresca di Napoli e cittadini da ogni parte della città vi giungevano per dissetarsi.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:23

La chiesa di San Pietro a Majella si trova nel centro di Napoli, adiacente all’omonimo Conservatorio, non lontano dalla chiesa di San Domenico Maggiore. Costruita alla fine del Duecento per volere di re Carlo II d’Angiò, venne dedicata al santo pontefice Celestino V. Il nome rimanda all’eremitaggio del papa sui monti della Majella. Tuttavia l’attuale struttura dell’edificio religioso è frutto degli interventi decisi successivamente dal re Roberto d'Angiò e da Andrea di Ungheria nel corso del XIV secolo.

La radicale ristrutturazione della chiesa di San Pietro a Majella riguardò la facciata – che fu spostata in avanti rispetto al campanile – e l’interno, che subì una radicale modifica in stile barocco. I successivi restauri – in particolare quelli di inizio ‘900 – riportarono l’edificio religioso indietro di qualche secolo, donandogli nuovamente l'originario aspetto gotico.

L'interno è a tre navate, con nove cappelle laterali, più quattro ai lati del presbiterio e dal transetto. Sono presenti monumenti funebri di Pipino di Barletta, architetto della chiesa, e di membri della famiglia Petra: questi sepolcri sono stati realizzati dal famoso scultore napoletano Lorenzo Vaccaro. Molto bello è il seicentesco altare maggiore, realizzato da Cosimo Fanzago e Pietro e Bartolomeo Ghetti, e collocato nell’abside. Nel transetto spiccano dipinti di Mattia Preti che risalgono alla metà del XVII secolo.

Tra le altre opere di notevole importanza presenti nel luogo di culto vi sono tre tele di Francesco De Mura all’interno della cappella Colonna Zagarola, una tela di Massimo Stanzione nella cappella San Pietro, e opere di Giovanni da Nola nel transetto. Sul fianco sinistro della chiesa si trova il campanile: alto 42 metri, presenta tavole marmoree con gli stemmi di papa Celestino V, ed è suddiviso in tre parti secondo uno schema tipico dell’architettura campana dell’epoca.

Infine meritano una visita i due chiostri del complesso: il primo risale al 1660 circa e da esso si giunge al secondo di minori dimensioni; da qui si accede alla biblioteca ed al museo del conservatorio di San Pietro a Majella: al suo interno vi sono una sezione dedicata agli strumenti storici, rari manoscritti, ritratti e busti di musicisti celebri.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:22

La chiesa di Santa Caterina a Formiello si trova in Piazza Enrico de Nicola, nel cuore di Napoli, a due passi dal Castel Capuano e da Porta Capuana, e a pochi metri dalla stazione ferroviaria centrale. Il nome dell’edificio religioso, eretto e completato durante il XVI secolo, deriva dai condotti (dal latino “formis”) dell’acquedotto della Bolla, che portava l’acqua nella città di Napoli fino alla fine dell’Ottocento. Santa Caterina a Formiello è caratterizzata da spiccate linee e gusto rinascimentali, che furono arricchite grazie a successive decorazioni.

L’interno, a croce latina ad una navata, presenta in totale 10 cappelle, cinque per lato. Di notevole gusto è la cupola considerata dai contemporanei come una delle più belle dell’intera città grazie anche all’affresco realizzato da Paolo de Matteis. Un magnifico impianto decorativo caratterizza anche il transetto, in cui si trova un affascinante gruppo scultoreo della Madonna del Rosario. Il tema raffigurato dalla complessa scultura è l’intercessione di Maria presso il figlio affinché fermasse l’avanzata dei Turchi in Europa, respinti poi militarmente a Lepanto, nella celebre e sanguinosa battaglia navale del 1571.

Le cappelle custodiscono pregevoli affreschi del Seicento e del Settecento di artisti del calibro di Luigi Garzi, Paolo De Matteis, Santolo Cirillo, Guglielmo Borremans, Giacomo del Po, Giuseppe Simonelli; nel complesso l’edificio accoglie inoltre opere scultoree databili tra il XVI ed il XVIII secolo di Annibale Caccavello, Pietro Benaglia, Giovan Battista Colombo e Matteo Bottiglieri. Queste opere aggiungono all’impianto rinascimentale della chiesa di Santa Caterina a Formiello il gusto barocco napoletano.

La chiesa era caratterizzata da due chiostri di diverse dimensioni. Entrambi erano ad appannaggio dei domenicani che per tre secoli gestirono l’edificio religioso. Tuttavia nel 1809 Murat abolì l’ordine e trasformò i due chiostri in strutture civili e militari. Oggi si può ammirare solo una parte del chiostro piccolo mentre il resto si può definire come archeologia industriale nel cuore di Napoli. Sono tuttavia in corso dei progetti per il recupero di parte o di tutto il complesso monumentale.

Martedì, 26 Aprile 2016 15:22

Il Complesso Monumentale di Santa Chiara si trova due passi dalla Chiesa del Gesù Nuovo, lungo il decumano inferiore, nel centro storico di Napoli. Fa parte delle tappe irrinunciabili durante un soggiorno nel capoluogo partenopeo: l’eleganza della chiesa ed il fascino silenzioso del chiostro maiolicato sono infatti due delle principali attrazioni artistiche in città. La chiesa di Santa Chiara è la più grande basilica gotica di Napoli: voluta da Roberto d’Angiò, fu costruita nella prima metà del XIV secolo. L’edificio visse il suo periodo di massimo splendore tra il 1742 e il 1796, quando venne ampiamente ristrutturata ed ammodernata in forme barocche.

Gli interventi furono realizzati da Domenico Antonio Vaccaro e Gaetano Buonocore per l’esterno, mentre gli interni furono abbelliti con opere di Francesco de Mura, Sebastiano Conca e Giuseppe Bonito; Ferdinando Fuga eseguì lo splendido pavimento decorato. Tuttavia quella che ammiriamo oggi non è la basilica settecentesca originaria: i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale danneggiarono sensibilmente l’edificio che restò chiuso per diversi anni: soltanto nel 1953 essa riaprì al pubblico dopo le necessarie ristrutturazioni.

La facciata della chiesa è ornata solo da un enorme rosone, ed è affiancata a sinistra dal campanile a pianta quadrata. L'interno, formato da una navata unica con dieci cappelle per lato, è semplice come richiesto da un luogo di culto francescano. Le opere d'arte presenti nell'interno sono per lo più state realizzate nei secoli XIV e XV. Su tutte spiccano le tombe reali come il sepolcro di Roberto d'Angiò, per dimensioni il più grande monumento funebre del medioevo italiano, opera dei fiorentini Giovanni e Pacio Bertini (1343-45); nella basilica vi sono anche le tombe di Carlo di Calabria (1330-33) e della sua seconda moglie Maria di Valois (1333-38), entrambi opera di Tino di Camaino.

Splendide sono le decorazioni barocche progettate e realizzate da Domenico Antonio Vaccaro, Gaetano Buonocore e da Giovanni del Gaizo. Bellissima la decorazione della volta con stucchi e affreschi realizzati da Francesco De Mura, Giuseppe Bonito e Sebastiano Conca. Su una parete del lato destra della controfacciata e nel coro vi sono i resti di affreschi di Giotto. Infine la Basilica di Santa Chiara è il sepolcreto ufficiale dei Borbone: qui infatti riposano i Sovrani delle Due Sicilie, da Ferdinando I a Francesco II.

Da un’uscita laterale dell’edificio ci si trova all’ingresso del chiostro maiolicato (entrata a pagamento): opera di Domenico Antonio Vaccaro del 1739, è un’oasi di pace e serenità nel cuore di Napoli. Di forma quasi quadrata (82x78 metri), presenta oltre alle piastrelle ed alle panchine maiolicate, affreschi barocchi alle pareti. Il complesso ospita altri due chiostri, quello dei “frati minori” e quello “di servizio” utilizzato come refettorio.

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